De.licio.us Dada

Habemus Molokh

12/05/2008 02:28pm

by angelopetrelli
al fine, dunque, al fine:


Molokh,
Angelo Petrelli,
Pequod 2008, Rive. 112 p. 12 euro
(con introduzione di Massimo Sannelli e postfazione di Marco Caloro.)

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MANIFESTO DELL'ARTE ONANISTICA

14/02/2008 06:28pm

by angelopetrelli

tratto da L'Alter Ego - Ottobre(2007)

Manifesto dell’arte onanistica*

 

Aborriamo il contatto umano. Ci deliziamo per civetteria di un onanistico plurale majestatis senza tempo. Amiamo le parrucche e la passamaneria. Le visioni estetiche non necessitano della patetica carezza, rifuggono dal volgare tastare. Tenetevi l’amore e l’odio, la passione. Il palato e le dita sono la bestemmia del fine udito, dell’estatico occhio, del naso delicato. La pornografia, culmine dell’arte, maschi dalle capaci protuberanze che schidionano femmine dai delicati neuroni vegetali, la pornografia balza a essenza del mondo e fine della Storia. Disprezziamo il patetico bisogno di narrativa, della prosa volgar della lingua, della falsa necessità di sanità del mondo malato da secoli. Ci prendiamo cura dei nostri disturbi, un Tick nervoso vale più della gioconda. Lo squallore ci disturba attraendoci, lo contempliamo senza toccarlo e dunque, unico gesto definitivo, rassicurante, sublime, naufrago su un’isola felice assediata dalle tempeste, il gesto onananistico, basso e infimo, alto e sublime, fine a se stesso, termine della percezione. Lasciate alle formiche l’operosità delle strutture, animale insensato e dramma mieloso, perfezione dell’insufficienza, lasciate alle scimmie la disciplina del lavoro, animale grottesco - in questo, non neghiamolo, attraente – ridicolo trapeziere nel bosco delle attività umane. Invidiateci la nostra decisione cristallina, pura, non mercificata dal viavai, il nostro estremismo del disfatto, la nostra lucidità incompromessa, la mano che si protrae sicura verso la carne dell’Io. Bestemmiateci gli uni e gli altri come io faccio con voi. Noi continueremo a navigare sicuri, sapienti, immobili del tutto già visto e del tutto già fatto producendo sola verità, arte onanistica, gesto sciolto dall’assoluto, in attesa della fine che ricopra di terra la nostra passeggera posizione nel tempo e nello spazio. Aborriamo tutti i movimenti d’emancipazione femminile in quando espressione degenerata e primaria fonte eversiva dell’arte digitale; ne consegue che aborriamo la donna in quanto fisicamente impossibilità all’esperienza decisiva dell’arte onanistica, mancanza che relega la stessa in una categoria di genere umano inferiore. Aborriamo la critica reader-oriented fallace più dell’amore. Aborriamo il concetto di avantesto. Aborriamo la lettura denigratoria di Northrop Frye dei vangeli. Aborriamo l’esistenza fisica degli abitanti di Philadelfia! Aborriamo i molluschi, gli echinodermi e gli asiatici in quanto sessualmente poco dotati, ed alcuni primati troppo somiglianti a Saul di Tarso, ed in genere sospettiamo di tutti gli esseri viventi privi di dito opponibile. Rivendichiamo alcune potenzialità inespresse dall’LSD ed altre dogre psichedeliche, come quella di risolvere il problema esistenziale di ignavi e fricchettoni. Noi aborriamo la fortezza trinitaria e neo-pagana del cattolicesimo europeo, e la monotona sodomina[sik] praticata dagli strutturalisti francesi traviati dal mito della retorica classica. Noi adoriamo solo il Gesù americano e il suo sogno quotidiano di dominio dei nostri cuori!

           

Gruppo Meccanografico di  Newark (New Jersey)

done on september eleventh 2007 AD



 

* La traduzione dal testo originale: Coocking with hand  è a cura di Antonio Pagliara e Angelo Petrelli. Si ringrazia, inoltre, per la concessione dei diritti di riproduzione il prof. Steven Fallowes docente di Numismatica dell’Università di Allentown (New Jersey)


 


dove trovare il prof.S.Fallowes

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by angelopetrelli

Daniele Luttazzi censurato da La7: sospeso Decameron

Daniele Luttazzi è stato cacciato da La7.

Il suo “Decameron” è sospeso per questa battuta:

« Pensa a Giuliano Ferrara dentro una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta  »

 

Ci tengo in questo post a professare tutto il mio appoggio e la mia ammirazione nei confronti di Daniele Luttazzi

 

Grazie Daniele

ANGELO PETRELLI

 


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I DIALOGHI SUL GRILLO PARLATORE

02/12/2007 03:37pm

by angelopetrelli

I DIALOGHI SUL GRILLO PARLATORE

 

Tutto ciò che è presente in questo scritto si riferisce ad anonimi (sostantivo) personaggi immaginari, come del resto il Grillo Parlatore e il suo impero a valle, soggetti e luoghi ed istituzioni che dunque non esistono nel mondo reale che sono, appunto, virtuali, e che considero inesistenti. Questo scritto non è assolutamente polemico. Questo scritto è una Prosa Narrativa frutto della personale immaginazione dell’autore. I fatti sono dunque immaginari. La comunità a cui si riferisce il racconto è anch’essa immaginaria. Anche i dialoghi sono mera finzione letteraria.

 

 

“Mi sono sempre chiesto se sia meglio l’essere osannati da un branco di mentecatti o l’essere una completa nullità: sia nel primo che nel secondo caso stiamo parlando del Grillo.” Affermò AP iniziando la sua discesa dalla cima del monte, verso l’impero dei demagoghi, in fondo alla valle.

“A quanto pare gli astanti a questa discussione, - proseguì - tutti coloro che intervengono (anch’essi anonimi di fatto e di dicitura) figli di uno stato psicologico dimesso, vantano assiologici la grandezza democratica, l’intelligenza del loro boss delle libertà medianiche, e, non a caso, sono sodali pedestri dell’anonimo Grillo Parlatore.”

 

“Vede, anonimo commentatore firmato delle 18:30, - aggiunse AP facendo mente locale - ciò che vale la democrazia ce lo dirà colui che ne ha fatto il miglior uso, e non certo uno degli internatici digitatori di zozze tastiere che seguono il meschino blog dell’immaginifico G!”

 

“Quindi, democrazia dicevamo – riprese AP nella sua evocazione, poco dopo – ma il Grillo, ahimè, non è assolutamente democratico! Ora, dimostrare che questi interventi (quelli presenti sul blog) non siano figli dello stesso Grillo è impossibile (a meno di non aver accesso al contatore del server che fornisce il servizio), ma è pur vero, testimoni alla mano che, viceversa, i commenti poco lusinghieri o critici all’operato dell’ortottero sul blog non vengono mai pubblicati: insomma, anonimo, e, mi ripeto, tutt’altro che democratico, visto che nega il diritto di parola ai dissidenti, quella facoltà che persino gli elleni riconoscevano come fondamentale (quei razzisti dei elleni, per capirci), e non dico il modernissimo occidente per principianti, parresía che il Grillo dispensa a suo piacimento, quando è conveniente, per quanto professi il contrario al riguardo con colpevole ripetitività.”

 

E così andò avanti, passeggiando per viottoli in discesa, fermandosi di tanto in tanto tra un arbusto e l’altro per pisciare – “Il Grillo e i suoi cittadini vivono da soli. Per questo scrivo dal mio blog posto sul monte, per capirci, per avere voce e spazio, per poter in coscienza e in libertà raccontare questo mondo immaginario et orribile che vedo dall’alto verso il basso, questo mondo di bassezze!”

 

“È questa la vera domanda (anche se retorica) che vorrei porle Maestro G  - disse AP prendendo un appunto sulla pergamena che portava con sé –

"Grillo che gronda dell’unguento della tolleranza e della simpatia e della giustizia, si è mai chiesto se ha il diritto di perpetrare il suo operato in questa truffa? Questo suo anonimato in un’azione reale spoglia la realtà del suo valore” disse AP lanciando via il documento e scendendo sempre più dal monte, ormai a poche centinaia di metri dalla valle.

“Il coraggio – proseguì – (quello di avere un nome e un’identità pubblica) distingue di fronte alla realtà (ed una società) i vincenti dai vinti. Di fronte alla realtà Lei è un vile, perciò si rifugia nel suo blog, chiuso, fatto delle sue regole grillocentriche, dove manca persino l’aria per ossigenare il sangue che affluisce al cervello, stalla del fetido, fetida anche più dei biscotti che offre ai suoi lettori! In quanto anonimo Lei non dovrebbe avere il diritto di parlare (e scrivere), Lei e non gli altri ai quali censura i commenti, perché Lei interviene su questioni che riguardano una comunità di individui che esistono e che hanno un nome e cognome, Lei come tutti coloro che non si accollano la responsabilità di ciò che scrivono e dicono, anonimi ed insignificanti. Le risposte che ha dato, Grillo, non valgono niente, bene la rappresentano. Ma capisco anche che Lei è abituato ad interagire con i rappresentati del suo partito immaginario, di conseguenza perché mai cambiare atteggiamento, a cosa le serve una critica?!”

 

Seguendo l’andante della trasmissione di un noto comico televisivo e di uno dei suoi sketch (programma trasmesso anche sul monte): Stronzata o Cazzata? AP riprese la loro fabulosa intervista di qualche secolo prima collegandosi telepaticamente con l’immenso cervellone elettromagnetico- interatico- ieratico e stipsico del Grillo Parlatore così interrompendo il suo monologo per un ben più sano dialogo con la valle metafisica.

AP allora disse - “Per prima cosa volevo chiederle il motivo per il quale ha deciso di aprire un blog”

Rispose il Grillo Parlatore: “Vede…il blog rappresenta l’attuale frontiera della comunicazione: l’informazione a cura degli stessi utenti. Mi permetta un’analogia: se si mischiano 2 o 3 colori ciò che si ottiene sarà sempre un colore. Se si uniscono tanti colori, si ottiene invece il bianco. Nello stesso modo, il blog è il contenitore in cui più menti collaborano criticamente al fine di rendere le notizie quanto più imparziali e complete possibili.  Il pericolo di diffondere false notizie è, quindi, ridotto proprio dallo sguardo democratico di tutti coloro che ne fanno uso. Ne sono esempi alcuni post, in cui delle informazioni un po’ superficiali sono state subito segnalate e approfondite. Perchè [sik*] poi un blog su Arnesano? Ho voluto dare spazio a tutti i concittadini che vogliono far sentire la propria opinione su tanti temi attuali e non estranei al nostro paese. E’[sik**] vero: saranno pure argomenti standardizzati, ma preoccuparsi della propria salute, salvaguardare l’ambiente che ci circonda, dissentire sulle gestione dei soldi pubblici sono problematiche per le quali è bene non tacere ed è auspicabile la viva partecipazione di tutti e con ogni mezzo, anche un semplice blog. A riprova di ciò, forse saprà come alcune iniziative o alcune piccole denuncie siano partite proprio da queste NOSTRE pagine web”. AP disse al dunque, quasi commosso: “Stronzata o Cazzata?”  […] se si mischiano 2 o 3 colori ciò che si ottiene sarà sempre un colore. Se si uniscono tanti colori, si ottiene invece il bianco. Nello stesso modo, il blog è il contenitore in cui più menti collaborano criticamente al fine di rendere le notizie quanto più imparziali e complete possibili.[…] ripeté allora corrucciato G. Allora AP vedendolo offeso, disse: “Brillante! Lei sì che è un superbo animale della comunicazione! Quindi le chiedo ancóra, - aggiunse - Stronzata o Cazzata?”

 

E così AP proseguendo - “Grillo non pensa sia troppo facile, diciamo poco coraggioso, gestire un blog sotto l’egida dell’anonimato?…Un po’ da furbi?”

Rispose il Grillo Parlatore: “Sulla vicenda ho più volte discusso ma non mi pesa ripetermi. La novità nelle piccole comunità è spesso vista con diffidenza, soprattutto quando si decide di dar voce alle denuncie dei cittadini. Il “fine giustifica il mezzo” e un moderatore anonimo è un interlocutore senza colore, senza schieramento, libero da ogni vincolo ed etichetta, con cui tutti possono interagire senza remore e preconcetti, come evidenziano i tanti contributi ricevuti “multi partisan”. “Sì, certo… - chiese nuovamente AP - Stronzata o Cazzata? Lei è veramente convinto di essere “libero”? Lo sa sordido Grillo che “il fine giustifica i mezzi (il mezzo)” è un motto per gesuiti assassini?!” “Lei è un gesuita?”  - chiese AP – e il Grillo fece cenno di no. “Allora Lei è un assassino?” proseguì AP, e G fece ancóra lo stesso segno di deniego.

“[…]un interlocutore senza colore, senza schieramento, libero da ogni vincolo ed etichetta,[…]” ripeté G. ed ancóra AP gli chiese: Cazzata o Stronzata? “[…]con cui tutti possono interagire senza remore e preconcetti, come evidenziano i tanti contributi ricevuti multi partisan”. “Cazzata o Stronzata?” Questo ottenne G per ennesima volta, G che si offese tanto da minacciare AP con un bastone che aveva tirato fuori dal proprio ano (sfintere anch'esso metafisico).

“Quindi, mi chiedo, - disse AP, dopo aver disarmato telepaticamente il Grillo – chi siete Voi: Grillo Parlatore o Pidocchio (quello che mente sempre)?! O forse credete di essere il sommo Platone nella caverna..?!”

“E voi, poi, pecoroni – AP disse voltandosi e guardando sempre più in basso verso la soglia dell’infimo, dopo aver lanciato via la verga maleodorante, quasi oltre la valle, oltre, più in basso che mai verso i pecoroni – , (voi assillanti anonimi che commentate sul blog): quello che il Grillo non ha la vergogna di raccontarvi, creduloni, siete così mutevoli, eccitabili, ma anche così monotoni, commedianti; avete qualche motivo di troppo per farvi prendere in giro da chicchessia, troppe frustrazioni, troppe convinzioni, sareste degli ottimi idioti da stadio!Un’esilarante povertà di istinto vi porta a partecipare al banchetto delle carogne messo su dal vostro caro ortottero, immersi in questa truffa morale e demagogica non sapete che battere le mani, e sollazzarvi nello sfruttare gratuitamente il collegamento internet dai vostri uffici da sottoposti subalterni in parte parastati e paraplegici. Queruli principianti, salàci accattoni, siete meno del Grillo, compassionevoli! Vi dico: ho l’impressione che non vi vogliate bene, se solo aveste la dignità di avere un nome, anche voi, o almeno di stare zitti, o di praticare su voi stessi una qualche forma di eutanasia!” concluse per un attimo AP.

“Su una cosa però Lei ha ragione Grillo sordidus, - riprese AP accarezzandosi la barba - gliene do merito: le ho fatto pubblicità G, prima maneggiava trenta contatti, ora ne possiede quasi settanta giornalieri; sarà eccitato, immagino, nella sua caverna ben temperata per tutta questa abbondanza. Nemmeno la vanità le fa fede, insetto fondatore della libertà della valle!”

Mi chiedo – disse Ap ripresa la sua discesa: “ Quanta cattività le servirà per andare avanti d’ora in poi, quanto piacere proverà nel sapere che la falsità ha avuto ragione su delle labili menti in metastasi? Che l’imbecillità di coloro che la eleggono è sua stessa imbecillità? In definitiva, Grillo, lei è un ottimo rappresentante, il migliore, farà strada lei, simpatetico piccolo Abramo!”

E così concluse, oramai a valle, quasi stremato dal lungo cammino: “Io la conosco Grillo, ed è giusto che le sia permesso di strisciare, demagogicamente libero, vada, vada! Strisci pure, è tutta sua questa terra senza speranza che qualcuno scrisse desolata.”

AP scomparve nella nebbia della valle, in silenzio, e non si seppe più niente di lui. Nessuno dall’alto venne a cercarlo.


 

                                                       ANGELO PETRELLI

 


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note

* (perchè) refuso presente nell’originale immaginario nella mente del Grillo

** (E’) refuso presente nell’originale.

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PRESENTAZIONE de L'ALTER EGO

30/11/2007 05:51pm

by angelopetrelli

ERGOT

Officine Culturali

-Libreria Interno 4-

Via Palmieri P.tta Falconieri -Lecce-

Presentazione di:


L’ALTER EGO

 (a)periodico di estetica e cultura letteraria

Numero unico – autunno 2007

[ovvero: Fortunae Reducis]

 A cura di Angelo Petrelli in collaborazione con Paolo Antonucci,

 Marco Caloro, Jonathan Imperiale, Vito Lubelli, Antonio Pagliara e Roberto Lucchi.


SABATO 1 DICEMBRE

ore 18:00


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by angelopetrelli

da L'Alter Ego autunno 2007: [Fortunae Reducis]

La nostra ambizione, è ovvio, è schivare il presente di questa cultura per essere inattuali: dopotutto, a quale più alta condizione si dovrebbe anelare? Questo non sarebbe un preoccuparsi di un prima e un dopo, di un passato e un futuro. Bisogna essere più vecchi rispetto ai più vecchi e più giovani al cospetto dei più giovani; nulla ci trattiene dall’essere primi. Ma qual è allora la nostra superabile condizione? Siamo poi così diversi da quegli eupatrìdes di medietà che rifiutiamo? È pur vero che non siamo ancora del tutto esclusi dal potere; anzi, che invece, alcuni di noi sono dei piccoli prepotenti! Io in prima persona lo ammetto, attorniato da coloro che disprezzo, stando alle cronache, l’avrei ammesso: «prima che Abramo fosse, io sono!» disse. Dunque sono tutt’ora un enigma, anche per me stesso. Tanto mi basta per andare avanti, la ricerca e la conoscenza, compresa quella dei miei limiti; la volontà di remare contro mi è di grande sollievo.

 

Remare contro, appunto, ma in quale direzione?! Chi sono, dunque, i nostri nemici?! Senza nomi e cognomi il popolino non sa dar pace all’appetito né direzione all’occhiatacce (quand’anche si adegui, senza prevaricare l’idea della non violenza), e in definitiva è molto facile essere querelati di questi tempi, perciò farò di più: vi dirò chi saranno i nostri nemici.

Al momento sospetto fortemente che gli ipocriti lo siano per davvero. Facciamo finta, putacaso, che i nostri ipocriti non siano altro che dei semplici incapaci, ovvero, che i nostri non siano in grado di fare diversamente da quello che stanno facendo, come certe specie di spugne che si spostano inermi per la spinta delle correnti marine.

Quindi, come possiamo colpevolizzarli tanto da punirli e estrometterli da quel movimento, dal loro potere?

Al riguardo, solo attraverso una forma d’ingenuità possiamo trarre una qualche conclusione ragionevole, che definisca cosa è bene e cose è male, o comunque sufficiente ad individuare la causa del potere (il male) che noi rifiutiamo. Dunque, non ci resta che affidarci all’estro e all’intuizione!

Il problema dell’essere profetici è che poi, nell’azzardo, si finisce per aver ragione veramente; questo dovrebbe sconsigliarci di praticare una simile confutazione della nostra limitatezza nel constatare la realtà: se siamo limitati è perché vogliamo esserlo! Il mito della salvezza ne è l’esempio più lampante. L’asino che porta misteri non è mai stato tanto carico; dai devoti dell’”unto” ai partigiani della mediocrità non possiamo che aspettarci questo: il buonsenso. Eppure se un Cristo è esistito deve essere stato un povero genio insensato dell’ironia, un estroso imprevedibile talento con ben poco a che spartire con il personaggio molliccio topos contemporaneo in jeans di non so quale salvezza che ci viene tutti i giorni propinata dalla propaganda (per ignoranza, si intenda, non per cattiva fede). Questa loro ignoranza dunque, il Dio dei pastori, non l’ha mai messa in discussione, tant’è che proliferando ha tolto quel potere ai pochi rendendoli ancora meno. Si direbbe in uno slancio, appunto, di buon senso.

I nostri nemici hanno e avranno il potere del compromesso e la libertà di esserne affetti. Questi politicanti (soprattutto della letteratura) sono i portavoce della demagogia, reclamano con indignazione il diritto di essere ascoltati, vogliono fare le regole, vogliono premiare la propria diversità per trasformarla in omologazione e regime; ma questo non è tutto, questi sono solo i sintomi del malanno. Il problema è che non sanno comprendere il perché della propria sofferenza, ecco il pathos, la ricchezza e il potere, la volontà: così condanno, infamano e disprezzano silenziosamente il singolo come accusano l’intera società per via della loro disperazione, e con lo stesso istinto falsamente titanico si rendono partecipi di una litania collettiva. Sono convinti che la preghiera potrà salvarli, credono di amare l’umanità e qualcosa che è molto più in alto, sono più che mai approdati all’informità e all’odio, i politicanti di questa cultura sono intimamente cattocomunisti. Non sono ipocriti, lo dico, sono dei queruli accattoni, sprovvisti di ogni possibile strumento critico. Quella cultura che richiedeva, poneva l’idea del talento sopra ogni cosa è oramai tramontata. Hanno attraversato il confine i pochi dotati perdendo spessore, e sono già salvi pur avendo sconfitto se stessi. Il talento non è la nostra prigione. Nulla ci trattiene dall’essere primi, neanche il nostro potere.

ap

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by angelopetrelli

libri scritti per infastidire bacherozzi, per caso divengono strumenti d’Olocausto

Mara come me di Marco Salvia è stato pubblicato da Stampa Alternativa nel 2004, ma quest’estate è tornato a richiedere attenzione intrecciandosi con l’attualità: il romanzo è stato acquisito agli atti nel processo contro don Gelmini.

Sembra un paradosso, un romanzo legittimato da un tribunale a divenire testimonianza, denuncia, atto d’accusa. Ma si spiega con il fatto che l’autore ha raccolto testimonianze e vissuto in prima persona ciò che ha poi tradotto in materia letteraria. Il sottotitolo è «Omicidio in comunità».

Don Gelmini, abusi sessuali, comunità e omicidi sono le parole chiave del libro. Le situazioni descritte sono ricalcate su vere vite vissute, sfruttate e rigettate di ex ospiti di comunità terapeutiche modello «Incontro»: il padrone – aguzzino del romanzo è un blob di Vincenzo Muccioli e don Gelmini stesso.

Finisce qui la recensione letteraria, inizia l’attualità politica del libro.

Praticamente ignorato per 3 anni anche da chi si sarebbe dovuto sentire colpito da certi riferimenti neanche troppo velati a fatti o persone, è stato richiesto all’editore dagli inquirenti per chiarirsi le idee su comunità e abusi silenziati al loro interno.

Provate a cercare in giro informazioni su San Patrignano et similia che non siano quantomeno lodi sperticate (se non entusiastiche ovazioni) prettamente dal mondo politico reazionario, dai mass – media ad esso asserviti e di conseguenza dal popolo – pubblico. Null’altro.

È difficile riuscire a conoscere i precedenti penali di Muccioli pre San Pa (truffa e frode fiscale) o del famigerato don Gelmini prima di diventare don Gelmini (bancarotta fraudolenta, emissione di assegni a vuoto e truffa) e ricevere dal buon Berlusconi l’assegno da 1 milione di euro a reti unificate. Neanche immaginabile venire a conoscenza degli abusi sessuali perpetrati dai due padri-padroni sui tossici in rieducazione coatta, forzata. Troppo impenetrabile il muro di gomma eretto dalla connivenza politica per poter essere scalfito da simili diffamazioni, figuratevi poi se provenienti da tossici doppiogiochisti al servizio delle lobby giudaico – massoniche. Basta niente per essere screditati.

Eppure: ci furono decine di denunce per abusi contro Muccioli senior, anche da parte del personale specializzato che lavorava all’interno di San Pa (un medico e quattro volontari). Muccioli spiegava che anche il rapporto orale (il suo preferito..) era un modo di «trasferire energia positiva nei miei ragazzi».

Eppure: sono ancora di più le accuse contro don Gelmini sin da quando (1969), girando in Jaguar stava per essere arrestato per una delle sue truffe. Ci rimase quattro anni in galera – dopo essere stato latitante in Sud Vietnam ma poi espulso per un tentativo di truffa alla vedova dell’ex premier - dove però finiva spesso in isolamento per la sua ostinata ricerca di rapporti promiscui con gli altri detenuti.

Eppure.

Dicevo della rieducazione forzata. Muccioli ha subìto svariati processi: da quello «delle catene» per maltrattamenti ai suoi ospiti, sevizie, prigionia addirittura nelle terribili piccionaie; fino a quello per l’omicidio Maranzano, un ragazzo che più volte provò a fuggire e che ogni volta veniva inseguito e riportato «all’ovile» da una squadretta creata per questo tipo di «recuperi». L’ultima volta fu rinchiuso con la squadra punitiva capitanata da Alfio Russo (tossicodipendenti come lui, ma manipolabili a piacere dal guru e ben in carne. Dei veri picchiatori.) e solo allora poté uscire da San Pa, morto, con l’osso del collo e tre vertebre spezzate, abbandonato in una discarica alle porte di Napoli con accanto una siringa. Muccioli ne è sempre uscito uomo libero da questi processi (anche se talvolta grazie alla caduta in prescrizione del reato o all’amnistia). La squadretta punitiva no, finirono in galera, anche se per pochissimo – tranne Alfio Russo che ha scontato qualche anno. Carne da macello, pedine sacrificabili per il più alto scopo del recupero della gioventù dalla droga.

Muccioli in gioventù sentiva di possedere poteri medianici, e facendo da medium tra il Cristo (!) e i suoi adepti predicava la spoliazione dai beni materiali e le passioni della carne. Si tagliuzzava anche, con un trinciacarne, per mostrare i segni delle stimmate. Questo cenacolo di dissociati fu la pietra d’angolo di San Patrignano.

Escluso lui, tutti gli zar antidroga delle più grandi comunità vestono l’abito talare. All’interno di queste, solo il 13% degli educatori è costituito da personale specializzato (psicologi, sociologi, medici). Il resto è volontariato (cattolico, of course ) o ex tossici (plagiati al punto da essere definibili guariti). Questo è il monopolio della chiesa nella lotta alla droga, come ho già detto, il plauso entusiasta della politica di destra, per tanti motivi: innanzitutto, c’è totale aderenza tra il programma politico di un qualsiasi partito di destra e il programma terapeutico di una qualsiasi comunità a conduzione cattolica. La famiglia, la vuota retorica dei valori «di un tempo» da salvaguardare e l’idea di una società all’insegna dell’homo homini lupus per cui bisogna essere pronti a trasformarsi in pescecani liberisti e doppiopettati: mors tua vita mea, in comunità infatti è incoraggiata la delazione del compagno che infrange le regole.

Fra destro-politici e comunità preticratiche il do ut des permea tutte le relazioni, le alleanze strategiche. Ci  sono validi motivi per guardarsi benevolmente gli uni gli altri. Per esempio:

nella stragrande maggioranza dei casi, un tossicodipendente – che per strada provava una totale indifferenza, se non una rumorosa insofferenza per la politica conservatrice – in comunità diventa un acritico, ideologizzato all’acqua di rose, reazionario. Convintissimo del proprio voto in sostegno di «tolleranze zero» e «decreto Fini» vari. Indottrinato a dovere dagli educatori, praticamente vota per rinnegare il proprio passato. Vota: perché in comunità si è privati  delle comodità di casa, della propria privacy e del sesso, ma non della messa settimanale e del diritto al voto. Stipati tutti insieme in furgoni scassati, vengono accompagnati come un branco di animali pericolosi (vietatissimi contatti, ed anche solo cenni, con la società sana) ad assolvere il loro dovere di buon cittadino cattolico. E votare a destra è condizione imprescindibile per assurgere a tale status, o quantomeno ottenere benevolenza da parte degli educatori. Inoltre dietro ad ogni tossicodipendente c’è una famiglia, una moglie, i parenti: così l’assioma «Berlusconi fa del bene a don Gelmini – don Gelmini fa del bene a mio marito / figlio / nipote – Berlusconi fa del bene a me»  stimola riconoscenza da mostrare in periodo elettorale, quantomeno dai parenti più indecisi.

In pratica le comunità sono un enorme serbatoio di voti e le apparizioni dei politici al loro interno sono veri e propri comizi elettorali. Per questo Berlusconi dona un cospicuo assegno,Letizia Moratti si fa costruire una villa all’interno di San Pa (dalla manodopera, spesso professionale e completamente gratuita presente in tutte le comunità: nessuno degli ospiti viene pagato per il lavoro svolto, poiché considerato terapia...), Fini propone l’istituzione del primo carcere privato (il liberismo conviene sempre: si demandano ad altri i rischi di gestione del problema droga, per poi cavalcare politicamente l’eventuale successo, ovviamente), carcere privato d’Italia, sempre a San Pa, e sempre lì il ministro per le Infrastrutture Costa inaugura il più grande ospedale europeo per sieropositivi.

Ci sarebbe anche da raccontare del fiume di denaro che scorre attorno al recupero dei tossicodipendenti. Molte comunità sono a pagamento, le altre «stimolano» la gratitudine delle famiglie, ma tutte ricevono dall’ASL di competenza contributi per ogni singolo ospite. Si va dai 35-40 euro al giorno per un «semplice » tossicodipendente, agli 80-100 euro per un detenuto che sconta la pena fra cavalli, maiali, e verifiche di gruppo (molti fanno esplicita richiesta di tornare a scontare la pena in carcere) fino ai quasi 500 euro per un tossicodipendente detenuto e con gravissimi problemi fisici o mentali, che necessiterebbe di costante attenzione specializzata, e che invece è affidato agli altri ospiti della comunità, senza alcuna preparazione ma con tanto tempo a disposizione. Tempo naturalmente non retribuito.

Ci sarebbe ancora tanto da dire, ma credo che quello che ho scritto sia una buona introduzione a Mara come me, sempre che abbia stimolato il vostro interesse, altrimenti continuate a ridere di quei furgoni pieni di ragazzi dalle facce grigie e lo sguardo basso.

                                                                                                            roberto   lucchi

Mara come me.

Omicidio in comunità

Marco Salvia

Stampa Alternativa (2004)

(Collana Eretica 121p., brossura, 9 euro)

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by angelopetrelli

Ebbene, grazie al morboso addestramento di questi ultimi dodici mesi e all’aiuto di qualche cortese amico, si riparte come ogni volta (in una nuovissima, e migliore veste grafica) sperando sia quella buona. L’alter ego tra lanci e strappi riprende la sua navigazione nel mare magnum delle più o meno invisibili riviste letterarie, senza però elemosinare novità e significative variazioni di rotta rispetto all’ultimo numero del maggio 2006. È innanzitutto centrale l’indirizzo “periodico di estetica e cultura letteraria”. Considerato che la permanenza all’interno della semplice categoria letteraria sarebbe stata, in limitazione, un motivo di biasimo, e tutto sommato anche una mancanza di coraggio, il problema si è posto nel domandarsi: perché mai non utilizzare gli stessi strumenti critici per poter lavorare in termini decisamente meno complementari ampliando così i nostri interessi in ambito estetico? Una domanda senza risposta che è già qualcosa avendo in sé il sapore di una presa di coscienza, e spero non vogliate dubitare della sua bontà. Ma verrebbe da chiedere, allora: di cosa ci siamo occupati in questo numero? Ovviamente, come al solito, di ciò di cui nessuno parla, selezionando quello che giustamente e non è passato sotto silenzio, sia nel bene che nel male. Ogni criterio di selezione è per sua natura un fattore discriminante, condizione che proiettata il nostro andazzo in un’etica, o anche più semplicemente in una condotta da seguire, ciò comporta quasi sempre un imbarazzo; è questo il darsi delle vedute nette e riconoscibili, dacché eventuali e future incoerenze sarebbero per il pubblico ancor più palesi e facili da additare contro.

A dirla tutta, aneliamo occuparci di cultura. Ma questa cultura non si fa trovare, non si fa conoscere, chi ne fa parte si tiene ben nascosto, deve essere una setta ascetica, eremitica, adamantina a fregiarsi di un simile onere, di questa predilezione per la lindezza o, meglio, per il silenzio. Eppure manifestazioni, serate, discussioni ed incontri, premi Barocco e non, prolificano sempre con maggiore impeto, esibendo trofei e commensali compiaciuti; per non parlare poi della magnificente Notte della Taranta, il culmine di ogni rappresentazione identitaria di questo pressappochismo culturale. Orsù dunque: esportiamola, esportiamola, colonizziamoci!

Un discorso a parte andrebbe fatto sempre e solo per la letteratura: fiumane di libri, figli dell’editoriale locale, scorrono sugli scaffali delle librerie. Vengono prodotti con inverosimile continuità ed abbondanza questi ordigni pronti ad esplodere in tutta la propria mediocrità: ma chi mai li leggerà mi chiedo, chi si prenderà la briga di giudicare e debellare le terroristiche ambizioni di questi feticci cartacei? Ah, questi editori alfabetizzati quanto ancóra hanno da capire! Quando comprenderanno che la loro destinazione dignitosa è il farsi fuori da soli?! Contro questa cultura (quella che si fa abbondantemente trovare), anche leccese, ritengo necessarie alcune precauzioni. Si potrebbe iniziare, come regola, con lo smettere di rimpinguare le tasche della suddetta editoria a pagamento; cioè farla finita sia come scrittori paganti che come lettori paganti. Questo rigore sarebbe già qualcosa. L’alter ego, da ciò, si è posto un ulteriore problema: quello di rintracciare all’interno del marasma locale e nazione le rarissime eccezioni, e proprio di queste tratteremo, per quanto possibile, di volta in volta.

L’idea stessa di una scelta tanto restrittiva, come dalla proposta de L’alter ego dovrebbe evincersi con chiarezza, ha uno scopo altrettanto preciso, perentorio. Per allontanarsi con decisione da quella folla enorme che preme verso il suo fine nella maniera più convenzionale, che intende con ciò progredire ed ampliare il proprio bagaglio di conoscenze e farne così un segno distintivo, l’immagine di un miglioramento, come un’istituzione meritoria. Perché non sarà poi tanto utile questo foglio prodotto dalla volontà di pochi, per coloro che erigendo quella istituzione dovranno sforzarsi ed esaurirsi nel crede di essere di fronte a delle utili letture «contro», annodate ad un lavoro oneroso e che, portato avanti, si conclude nel silenzio dell’omologazione, nell’indifferenza della storia. Insomma mi riferisco, come sempre del resto, a coloro che si definiscono fautori di un’arte (e di una promozione) socialmente impegnata, e portatori di una felicità che si merita con il sudore della devozione: che si parli d’ispirazione ideologica o demistificata autoreferenzialità essa vuole solo evitare l’ammissione più crudele, la più sincera, la totale inopportunità ed invivibilità dell’attuale sistema culturale (nonché di questa imperante demagogia che i molti chiamano civiltà!). Detto ciò, L’alter ego vuole adempiere ad un scopo serioso e salvifico: cioè superare l’imbarazzo di questa incomprensione, quella che ci vede erroneamente, sempre e comunque, da una parte dalla barricata. Crediamo si possa andare anche oltre, valicando i limiti di questa dialettica di opposizioni forvianti e pose impegnative. Non è più questa d’attualità. D’altro canto abbiamo smesso già da tempo di occuparci di noi stessi. Non vogliamo alimentare più alcun sospetto. Difficile da capire, ma non saremo mai dalla stessa parte. Come dire: l’art pour l’art ? Forse. Vi svelerò un segreto, anzi il mio è un nobile consiglio, un’esortazione: educate, educatevi! Questa è la cultura dominante, lasciatevi pure colonizzare.

 

Buona lettura.

angelo petrelli

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Dell'Eroico Furore, di M.Zizzi

24/10/2007 04:04pm

by angelopetrelli

Dell’Eroico Furore

 (Fucine letterarie)

 

Corso di Scrittura Creativa e Consulenza filosofica

 Ideato e condotto da Michelangelo Zizzi.

 

1.      Cos’è un testo letterario. Cosa significa leggere. Il problema della lettura come problema ermeneutico.

2.      Differenza tra poesia e prosa: tempo della prosa e della poesia, oggettività, soggettività ed intersoggettività.

3.      Poesia: cenni di storia della poesia del Novecento.

4.      Poesia: suono, ritmo, figura, immaginazione, polisemia.

5.      Poesia: il silenzio, l’anamnesi, l’inventare, il produrre, il creare.

6.      Poesia: creatività e psicodinamica. Tecniche di liberazione dell’immaginare creativo. (Laboratorio di scrittura)

7.      Narrativa: cenni di storia del romanzo del Novecento. (Laboratorio di scrittura)

8.      Narrativa: intreccio, fabula, tempo del racconto e del mondo. (Laboratorio di scrittura)

9.      Narrativa: senso e polisemia della narrazione. (Laboratorio di scrittura)

10.  Narrativa: il flusso di coscienza, la coscienza ricognitiva. Tecniche dell’abbandono (Laboratorio di scrittura)

11.  Risultati, confronti e rapporti con editoria e pubblico.

 

 

Il corso che si rivolge ad aspiranti scr