De.licio.us Dada
Archivio Dicembre 2005

by angelopetrelli

Cari,

alcuni testi da MOLOKH II

 

sono su NAZIONE INDIANA 2.0

 

ed altri su Absolute poetry

 

se hai tempo da perdere leggili !!!

 

ps.

si ringraziano Roberto Saviano e Adriano Padua

per l'affetto e la stima dimostrata

Vota questo post

by angelopetrelli

Comunicato stampa n°3 /2006

Comune di Lecce - Assessorato alla Cultura

Associazione Culturale Fondo Verri / Presidi del Libro

leMANIel’ASCOLTO 5.a edizione

da non perdere - 28 dicembre 2005

Mercoledì 28 dicembre 2005 dalle ore 19.30 seconda serata de ‘le Mani e l’Ascolto.

Ospite per la parte musicale Roman di Rocco Nigro alla fisarmonica, Vito de Lorenzi alle percussioni e Nadia Martina alla voce che presentano L’Essenza e il Viaggio. Un percorso musicale attraverso le suggestioni intense della musica popolare, il repertorio salentino che trova conforto e sintesi nei canti della shoa kletz, in arie sudamericane come nella tradizione della musica d’autore italiana.Capossela, Conte, De Andrè, giovanni Lindo ferretti, interpretati con freschezza e amore da una formazione giovanissima che in loro trova parole, rabbie e l’incanto melodico che trasforma poesia.

Per la parte dedicata alla scrittura Angelo Petrelli, Andrea Aufieri, Paolo Antonucci e Vito Lubelli presentano L’Alter Ego periodico di controcultura letteraria che in questo numero fa una sintesi dei titoli più interessanti del 2005. Luigi Caricato, Elisabetta Liguori, Rossano Astremo, Vittorino Curci, Gianluca Gigliozzi, alcuni degli autori recensiti, coniugando voci critiche per un periodico schietto e a volte acido che non dimentica di annunciare sulla sua testata “nuoce gravemente alla salute”.

Info:

Associazione Culturale Fondo Verri,

Via Santa Maria del Paradiso n°8 - 73100 Lecce – tel.fax 0832 304522

e.mail: fondoverri@tiscali.it

Vota questo post

by angelopetrelli
Pedicabo ego vos Le recensioni

di questo numero:

La stanchezza della specie”, LietoColle Libri, di V.Curci – “Uno” Manni editore, di A.De Mitri – “Il credito dell’imbianchino”, Argo, di E.Liguori – “Poeti Circus” Poiesis editore, a cura di G.Goffredo – “La carne muore”, romanzo elettronico scaricabile su musicaos.it, di R.Astremo – “Terra Nera”, Stampa Alternativa, di G.Alemanno – Ristampa di:“Bodini, tutte le poesie, Besa editore - “L’olio della conversione” Besa editore, di L.Caricato - “Neuropa”, Luca Pensa editore, di G.Gigliozzi

 

L'alter ego 05 - IL MEGLIO & IL PEGGIO

della letteratura salentina 2005

Corpo redazionale:

Angelo Petrelli, Andrea Aufieri,

Eliana Forcignanò, Francesco Circolo,

Vito Lubelli, Paolo Antonucci,

Verena Adamo.

Vota questo post

by angelopetrelli

Utilità della lettura di Poe

racconto di E.Imbriani

 

 

 

«Sono venuto a prendere lo svitatubi».

«Ah, si? E sei sicuro che sia qui?»

«L'ho visto l'altro ieri» disse entrando.

lo non avevo in verità capito cosa mio padre cercasse, ma, poiché non scorgevo implicazioni che riguardassero la mia persona, non mi preoccupai oltre, chiusi la porta e me ne tornai nello studiolo.

Quella mattina faceva il caldo che c'è da attendersi dall'estate piena; seguendo l'istinto della gatta, stesa immobile sul pavimento, economizzavo i movimenti: voltar pagina, usare la matita, prendere un appunto, evitando quelli inutili, per non cominciare a sciogliermi. Ero tutto preso, insomma, dall'applicazione di quella strategia e dalla lettura quando riapparve mio padre, stravolto, sudato, tutto rosso in volto.

«Che ti è successo?» gli chiesi molto sorpreso.

«Non c'è» rispose tutto incavolato.

«Che cosa»

«Lo svitatubi». E si diede una gran manata sulla coscia, come se fosse successa chissà quale disgrazia. «Sono stato in giardino a cercarlo e non c'è».

In un primo momento pensai che volesse solo la mia solidarietà, ma poi compresi che se la stava prendendo con me.

«Guarda che io non so niente di quell'affare».

Mi alzai dalla sedia e lo seguii in giardino per aiutarlo a cercare. Lì c'è un angolo riservato a molte cianfrusaglie che butterà appena avrò finito di scrivere questa storia, scarpe vecchie, conchiglie, barattoli di vernice disseccato, utensili vari. C'era anche una chiave inglese, e, molto ingenuamente, ritenni di aver scovato il contumace: naturalmente non era così.

«Sto cercando lo svitatubi, non questa chiave. Ho rovistato bene, ma è sparito. Eppure l'altro ieri c'era».

«Ma questa chiave non ti andrebbe bene lo stesso?» Speravo di convincerlo con la forza della ragion pratica.

«Sì che può servire, ma io cerco lo svitatubi, che è a forma di pappagallo, è più leggero, ha le ganasce sottili e i manici ricoperti di una plastica rossa».

Questo si chiama amore per la precisione. Andammo a vedere nello sgabuzzino, in garage, nella stanza da bagno, dappertutto nei luoghi riposti dove per qualsiasi motivo potesse trovarsi, anche se certo nessuno lo aveva spostato negli ultimi due giorni.

«Ma sei sicuro che non sia a casa tua?» gli domandai finalmente, con il risultato di renderlo furibondo.

«Sono sicuro di averlo visto qui,» si mise a gridare «in giardino, ci sono passato vicino, ce l'ho ancora davanti agli occhi; adesso è sparito, quindi qualcuno lo ha preso».

«lo no, certo».

«Allorci qualcuno che ti gira per casa».

«lo non l'ho toccato e non l'ho prestato a nessuno» ribadii.

«Forse qualcuno dei tuoi fratelli».

«Vivono a casa tua, chiediglielo. E dai un'occhiata pure lì, può darsi che ti stia sbagliando».

«lo non mi sto sbagliando».

Infine se ne andò con la chiave inglese, scuotendo la testa. Anch'ìo ero contrariato, visto che il mio più importante obbiettivo per quel giorno, di risparmiarmi, in pratica, era fallito. Mi rimisi al tavolino.

Eberardo il Tedesco nel suo Laborintus include esempi di quasi tutte le figure di parole e di pensiero che appaiono nella Rethorica ad Herennium; cito, poi, lo zeugma o l'hypozeuxis come strumenti per preparare le introduzioni. Infine, dimezza il numero dei dieci tropi elencati dallo Pseudo-Cicerone. Il Barbarismus, il terzo libro dell'Ars grammatica di Elio Donato (siamo alla metà dei IV secolo), se ne allontana in misura molto più netta; qui lo zeugma è la secondo delle figure di parola elencate. Zeugma è in effetti il giogo che unisce due direzioni e le costringe ad essere contemporanee e parallele; ne è l'esempio più classico il dantesco "parlare e lagrimar vedrai insieme" (Inf XXXIII, 9) pronunciato dal conte Ugolino: qui un verbo ne regge altri due, ma impropriamente, perché Dante potrà udire il conte, non vederlo parlare; ebbene, l'effetto poetico dei verso è proprio il risultato di una tanto semplice e lineare forzatura, che sembra nascere da un momento di disattenzione e si rivela in un quasi impercettibile, sotterraneo sentimento di dislocazione di asimmetria, sotto cui l'artíficio si nasconde abilmente. lo zeugma è pagano, come il centauro: i primi monaci nel deserto cercano l'unicità dei cuore, la semplicità, aplotes, che si oppone alla dípsuchia, alla duplicità dei cuore: ciò significa di fondo custodire la mente, vigilare sui propri pensieri, porre attenzione a mantenere una sola direzione nei sentimenti: i monaci vogliono un cuore monaco e naturalmente rinunciano al matrimonio. Se è questa la vera sapienza, come meravigliarsi dei disprezzo verso il matrimonio proprio dei pensatori delle università cristiane? la nota vicenda di Abelardo, invitato da Eloisa, amante e discepola, a evitare il matrimonio perché sconveniente a un filosofo, illustra perfettamente la necessità degli intellettuali di allora di conservarsi, per così dire, monotematici; su questa scia, e saltando i secoli, vai forse la pena ricordare la dichiarazione di Sherlock Holmes di non volersi sposare per non correre il rischio di condizionare negativamente la sua capacità di giudizio. Lo schema dello zeugma applicato alla letteratura ha prodotto personaggi anche materialmente e fisicamente doppi, come il popolo dei vampiri e dei licantropi, dei dottor Jekill e di Mister Hyde, i miscugli come la creatura di Frankestein e Quasimodo; nella pittura dei secondo Medioevo i grilli ne costituivano gli antecedenti, immagini quasi casualmente composte di parti di corpi e di oggetti combinate in modo bizzarro a rappresentare motivi di un immaginario ricco e strabiliante, seppur privo di film e televisione e strumenti elettronici e di letteratura diffusa. Baltrusaitis, è noto, presenta come fantastico questo miscuglio tra l'inerte, il vivo, il costruito; Bosch, probabilmente ne è il miglior collettore. Tuttavia, come argutamente osserva Caillois, il fantastico di Bosch appartiene a un discorso coerente, rappresenta un universo caratterizzato da sistematicità che si manifesta nei rilievi e negli affreschi presenti nelle chiese romaniche, ai margini dei manoscritti, nelle volute capricciose, nelle fiore, nei bestiari, che utilizza le visioni dell'Apocalisse, i supplizi dell'inferno, le tentazioni in cui vengono indotti gli anacoreti nel deserto. Il vero fantastico ha bisogno della sorpresa, di una vera e propria asimmetrici interna, di una logica che in qualche luogo si interrompe, e zoppica. Non a caso proprio gli esseri zoppi sono i protagonisti mitici dei viaggi straordinari nell'aldilà, come Ulisse ferito al ginocchio, Edipo piedigonfi, Cenerentola... Se ne era reso conto forse lo stesso Collodi che aveva imposto alla lumaca custode della casa della fata un'andatura lentissima e liberato Pinocchio dalla veste asinina solo quando si era rotto una gamba.

lo vivo solo, ma, quando quando i miei impegni non mi portano troppo lontano, vado a pranzo dai miei. Così avvenne anche quel fatidico giorno.

Entrando in casa dopo essere stato sotto il sole per il breve tratto che dovevo percorrere provavo una piacevole sensazione di fresco.

«Buongiorno».

Dal coro di risposta di madre e fratelli mancava la voce di mio padre che, dopo un istante, con tono gelido mi disse solo:

«Lo hai trovato?» Il senso di refrigerio aumentò. A quel punto commisi un errore molto grave, perché senza riflettere chiesi a mia volta:

«Trovato cosa?»

Il refrigeratore si riscaldò; non poteva ammettere che l'utensile scomparso non fosse in cima ai miei pensieri, anche perché mi riteneva responsabile di qualsiasi cosa gli fosse capitato.

«Questa è l'educazione che vi abbiamo dato?» (il tema era ricorrente nelle discussioni più animate) «Non vi ho mai chiesto niente,» (l'arrabbiatura coinvolgeva adesso il resto della famiglia che però era all'oscuro di tutto) «qualche volta, non sempre, pretendo solo un po' di attenzione».

«Ti ho già detto che di quell'affare... »

«Lo svitatubi».

«Appunto, non so niente».

«Ma che succede?» Un intervento di mia madre fu giudicato inopportuno dagli astanti, curiosi di assistere alla discussione come se fossero a teatro, per cui la povera donna fu messa a tacere, con mio disappunto perché speravo da lei un appoggio contro la requisitoria che si stava preparando.

«Quando un oggetto scompare la colpa è di chi lo ha in custodia».

la discussione sempre più accesa, continuò durante il pranzo, le accuse si ripetevano ed erano rivolte ora a me, ora ai miei amici: non a tutti, per carità, anzi, nessuno di essi, preso individualmente, si sarebbe certo mai permesso di prendere qualcosa senza avvisare, ma chissà per quale meccanismo, collettivamente potevano avere qualche responsabilità; in tutto questo, uno solo aveva ragione, uno solo non si era ingannato, uno solo era innocente, e cioè mio padre.

Fu un lampo, un colpo di genio. Mi alzai da tavola:

«Ho capito tutto.» dissi «Vado a casa mia, torno tra cinque minuti» e corsi via.

Poco dopo ero dì ritorno, trionfante, con il braccio levato e lo svitatubi ìn mano.

Fu un successo. Da più parti mi venne chiesto come avessi fatto, mio padre si rasserenò, e tutto felice mi disse:

«Hai visto, imbecille, che avevo ragione io?»

«No, avevi torto. Avevi anche un po' ragione, ma adesso ti spiego».

li avevo in pugno, proprio come lo svitatubi, avevo catturato la loro attenzione, forse anche un briciolo di ammirazione.

«Beh, allora?» questi era mio fratello minore.

«Prima vi racconterà come sono arrivato alla soluzione». lo adoro nei gialli questo tipo di conclusione.

«Ah, noi Non cominciare... » si levò un lamento.

«Invece starete a sentire, e se qualcuno prova ad andarsene questo affare glielo suono in testa». l'argomento parve convincerli.

«Conoscete il famoso racconto La lettera rubata di Edgar Allan Poe?» Sui volti sorpresi da quel nome si leggeva la più totale ignoranza dei tema e una dose di commiserazione nei miei confronti. Ma continuai imperterrito: «Un losco ministro si era impossessato di una lettera molto compromettente che apparteneva a un importante personaggio della corte di Francia e che utilizzava come strumento di ricatto; questo personaggio si era rivolto per riavere la lettera al prefetto di Parigi che, dietro la promessa di una altissima ricompensa, avrebbe dovuto cercarla. Si trattava di un documento che il ministro aveva certamente nella sua abitazione per poterlo immediatamente utilizzare all'occasione, senza portarselo addosso, nel qual caso qualsiasi aggressore avrebbe potuto appropriarsene. Approfittando delle frequenti assenze dei ministro, la polizia per mesi aveva frugato nell'appartamento e in quelli vicini, con i sistemi più sofisticati, ma senza scoprire nulla. Il prefetto, allora, chiese l'aiuto dell'investigatore Dupin il quale in pochissimo tempo fu in grado di trovare la lettera: essa non si trovava evidentemente nei luoghi nascosti dove era stata così poco proficuamente cercata, ma collocata, dopo essere stata contraffatta nell'aspetto esteriore, in modo quasi sciatto e casuale, in un portacarte appeso alla parete, visibilissimo, nello studio dei ministro. Fu un gioco, per Dupin, impossessarsi della lettera e restituirla al prefetto. Capite? A volte il modo più sicuro per nascondere qualcosa è di metterla sotto il naso di chi la cerca. Noi a cosa mia abbiamo fatto come i poliziotti dei racconto: abbiamo rovistato dappertutto dove pensavamo che lo svitatubi dovesse essere e nei luoghi riposti; ora, il genitore ha affermato ripetutamente di averlo notato certamente, mentre camminava in giardino, e di conseguenza doveva trovarsi in un posto molto visibile. Ho fatto questo semplice ragionamento (veramente all'inizio era stato solo un'intuizione), sono andato a caso con l'idea di mettermi al centro di ogni stanza per dare una semplice occhiata in giro; ebbene, in cucina è avvenuta la rivelazione: lo svitatubi stava pacificamente in tutta evidenza sul piano inferiore dei carrello portavivande. Come fosse arrivato lì non lo so, ma sappiate che si è fatto catturare senza opporre resistenza. Quindi, coro padre, tu credevi di aver visto questo aggeggio dove pensavi che dovesse essere il suo posto, e l'errore, d'altronde, è comprensibile visto che la cucina dà nel giardino: tu lo avevi visto di passaggio, ma hai confuso gli ambienti. Questo succede nelle menti che non sono sfiorate dal beneficio dei dubbio e che ricevono conferma alle loro sicurezze dalla sclerosi delle arterie».

Nessuno mostrava di aver apprezzato come speravo il mio discorso, e addirittura la conclusione fu accompagnata dal paterno vaffanculo.

Sparecchiammo con ritrovato umore e riponemmo lo svitatubi con ogni cura. Pensai che la vicenda poteva costituire un buon argomento per introdurre il mio saggio sullo zeugma; così, tornato a casa mi rimisi al lavoro, e, dopo aver riflettuto un po' sulle associazioni dell'immaginazione e sulla dislocazione, e ragionato di anfibolie, malapropismi, duplicità, ubiquità, obliquità, cominciai a scrivere dal titolo: Zeugma, le associazioni sorprendenti...

 

 

 

EUGENIO IMBRIANI

Vota questo post

by angelopetrelli

Heiner Müller

La seconda epífania

 

 

 

 

 

 

 

 

I. RITORNO A CASA.

 

Camera con letto matrimoniale. Un soldato russo violenta una donna tedesca. Entra un uomo nell'uniforme a righe dei campi di concentramento col triangolo rosso dei detenuti politici. Per un poco assiste alla scena, poi ammazza il soldato. La donna si butta via di dosso il morto, raccoglie i suoi vestiti in brandelli, si mette contro il muro.

 

DETENUTO Ti chiedo scusa, compagno. Non avrei dovuto colpirti così forte, vero. Siamo comunisti, voi ci avete liberati, ma mia moglie è mia moglie. E può anche darsi che a lei sia piaciuto, in fin dei conti, 12 anni senza marito. La proprietà è un furto, vero. (La donna lo picchia, lui la spinge via) Per quanto tempo sei stato senza una donna. lo per 12 anni. Tu non hai idea di cosa siano 12 anni di lager, come puoi saperlo, tu vieni dall'Unione Sovietica, chi crede alla diffamazione. La fame e il lavoro che rompe le ossa. Cava di pietre, chi non può alzarsi più, è morto. Oppure ai forni. Alla fine dovevamo scrivere noi stessi la lista di chi andava nel forno, ebrei per primi. Non avrei dovuto colpire così forte, vero. Il sangue. Quattro giorni di marcia a piedi attraverso campagne pestate, con gioia nelle viscere per ogni casa distrutta.

Hanno quel che hanno voluto, vero. Mi senti ancora. 1 cavalli mi hanno fatto pena nell'Elba vicino a Magdeburgo, dove hanno massacrato una colonna di profughi. Un braccio bianco che dall'acqua si protende verso un bambino morto trascinato dalla corrente. E’ morto, vero.

 

Si addormenta. Pattuglia militare. I soldati, data un’occhiata al morto, svegliano bruscamente l’uomo. Lui intontito nel sonno canta l’Internazionale. I soldati col calcio del fucile lo spingono fuori dalla stanza.

 

 

2. BENVENUTO A VORCUTA

 

KAPO Ehi. Tedesco. Perché non avete vinto.

DETENUTO (tace)

KAPO Fascista leccami gli stivali. (Pausa). Di’ Heil Hitler. (Pausa Il detenuto alza il pugno nel saluto comunista. Altri detenuti lo atterrano a colpi.) Benvenuto in patria bolscevico.

 

 

 

 

 

Vota questo post

by angelopetrelli

Stagione 2005 2006 / Presidi del libro _ Lecce

Comunicato Stampa n°1

Associazione Culturale Fondo Verri

Giovedì 15 dicembre 2005 ore 19.30

Mario Desiati e Michelangelo Zizzi presentano

Leonardo Colombati autore di

Perceber (Sironi Editore)

Un romanzo eroicomico. Opera prima di lunga gestazione Perceber è stato scritto in undici anni di lavoro. Luigi Mascheroni sul Giornale così scrive dell’opera di Leonardo colombari: “Racconta di tre uomini - un giornalista, un medico, un avvocato - testimoni di un incidente in viale Trastevere, a Roma, il 6 luglio 2000: un tram travolge un anziano tranciandogli la gamba destra. Punto. Questa è la storia, e scorre per più di 500 pagine. In mezzo, o sopra, o dietro, o sotto, che è lo stesso, la storia-parallela di Perceber, una città spagnola fondata nel medioevo i cui abitanti parlano in continuazione senza neppure una pausa tra una parola e l’altra. A latere, l’idea di un Piano bizzarro e pazzesco ("Quando uscì Il pendolo di Foucault facevo a gara con un mio amico a citare intere pagine a memoria. Lo stesso amico con il quale poi progettai di scrivere un romanzo giallo: lui doveva imparare l’ebraico e io la cabbala. Ma poi naturalmente non se ne è fatto nulla"). Il “luogo” dell’azione è Roma: ogni episodio (41 in tutto, raccolti in 7 capitoli a loro volta uniti in tre parti) si svolge in un diverso quartiere della città a cui si sovrappone un altro schema, mutuato dalla cosmologia cabalistica, e un altro ancora che richiama le diverse parti del corpo umano. Risultato: un romanzo immenso che è al tempo stesso una Città, una Cosmologia e un Uomo.

Lo scrittore Giulio Mozzi (consulente per la narrativa italiana dell’editore Sironi che si è accaparrato Perceber battendo sul tempo un paio di altri grossi editori), sul suo blog ha raccontato di come sia arrivato in redazione il romanzo (era il febbraio 2004), dello sconcerto provocato dal malloppo, di come abbia letto un paio di pagine e le abbia trovate "sorprendenti", di come con il procedere della lettura "si rafforza l’impressione che sia qualcosa di importante", anche se - ammette - mentre legge gli pare "di non capire quasi nulla. Il romanzo non è un romanzo normale. Che razza di romanzo è?", per concludere, girata l’ultima pagina di Perceber: "Io non so se il romanzo di Leonardo Colombati è davvero un “capolavoro”. Per me la parola “capolavoro” indica soprattutto un genere letterario. Così come ci sono i romanzi gialli e quelli rosa, i cosiddetti “romanzi di genere”, similmente ci sono i romanzi del “genere letterario capolavoro”... Sono quei libri che Franco Moretti classificherebbe come “opere mondo”. Ogni libro che tenti di essere un’opera mondo è, inevitabilmente, un tentativo di capolavoro. Checché ne pensi l’autore, qualunque forma abbia la sua ambizione, ciò che sta facendo è: tentare la scalata al capolavoro".

Associazione Culturale Fondo Verri

Via Santa Maria del Paradiso n°8 - 73100 Lecce – tel.fax 0832 304522

e.mail: fondoverri@tiscali.it c.f. 93076390751

http//fondoverri.splinder.com

 

 

LA MIA RECENSIONE A PERCEBER PUBBLICATA UN PO' IN GIRO.. LEGGILA

Vota questo post

by angelopetrelli

 

 

a domanda rispondo ...

 

 

[Einmal, wenn da Zeit sein wird ]

 

Einmal, wenn da Zeit sein wírd

Werden wir die Gedanken. aller Denker aller Zeiten bedenken

Alle Bilder aller Meister besuchen

Alle Spaßmacher belachen

Alle Frauen hofieren

Alle Männer belehren.

 

 

                         B.B.

 

 

Vota questo post

by angelopetrelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

That's?!