De.licio.us Dada
Archivio Settembre 2006

by angelopetrelli

SPAZIO NOIR

(il noir possibile)

rubrica a cura di Vito Lubelli

da L’alter Ego 06

 

Il presente articolo si propone di offrire una carrellata quanto più ampia possibile che racchiuda o almeno enumeri un sufficiente numero di testi, e tale da offrire al lettore una panoramica del genere noir utile ma senza pretese di esaustività, completezza e assoluta criticità. Quanto a quest’ultimo requisito, va precisato infatti che dietro al significato attualmente attribuito alla parola noir si nasconde in realtà una pletora di libri di qualità, prodotti discutibili, onesti libercoli o mere operazioni editoriali che del noir si limitano a cavalcare l’onda di successo. Tenterò di procedere per argomenti, sperando di non essere troppo dispersivo.

Innanzitutto, una precisazione terminologica. Noir è, in senso lato, tutto ciò che è nero. In questa accezione fosca e primordiale, potrebbe dunque essere considerata tale anche una tragedia di Eschilo, posto che – per dirla in termini correnti – neanche al duro e puro Prometeo Incatenato va troppo bene quando Zeus lo condanna a rovinare nel vuoto: non si erra osservando nella funesta storia del sacrificio prometeico una parabola nera dell’umanità, dell’animo, del conflitto violento tra gerarchie sociali. Quest’affermazione, tuttavia, va subito corretta nel senso che: perché un’opera sia inquadrata in questo contesto, non basta l’equazione lutto = nero, ancorché semplicisticamente esatta, ma servono elementi ulteriori e necessari. Perciò potremmo con maggiore precisione sostenere che tanto la tragedia classica quanto tutte le successive forme letterarie, passando per Poe e arrivando al romanzo contemporaneo (beninteso: che si occupino di indagare le aberrazioni dell’animo umano), hanno la stessa matrice, il medesimo fattore comune. Che è, ovviamente, il Male.

In senso più rigoroso, il noir è un genere letterario recente, elaborato a più riprese negli Stati Uniti prima, in Europa poi, soprattutto nella Francia del dopoguerra. E. A. Poe non è stato citato a caso: egli è il padre indiscusso del genere mystery-horror, nonché di tutta la successiva produzione a sfondo investigativo. Ma anche in questo caso, è facile obiettare che nel continuum letterario anche Poe aveva i suoi modelli (e così via, indietro fino a Marlowe e prima ancora a Sofocle). Ossatura spinale del noir classico è l’hard boiled, intrapreso negli anni ’20 da Hammett e poi Chandler, e proseguito nelle rispettive scuole dei decenni seguenti. Sullo stesso livello stilistico vanno annoverati i contemporanei James Cain, Cornell Woolrich e J. H. Chase (l’unico europeo del gruppo), tutti precursori del noir e innovatori del giallo. Nell’innovazione delle regole della detectiòn e del poliziesco va in effetti trovata la chiave di lettura per farsi un’idea dell’indipendenza acquisita dal noir rispetto al giallo classico, ossia, per intenderci, quello di Agatha Christie e A. C. Doyle (in Italia il primo fu il giornalista e scrittore Alessandro Varaldo): laddove nel giallo il cadavere c’è già, l’autore costruisce una trama tanto ingegnosa quanto artificiale e tramite il suo investigatore perfetto sfida il lettore, destinato verso la sconfitta, alla soluzione del mistero, con tanto di colpo di scena e finale a effetto; mentre nel noir, al massimo, l’investigatore è uno squinternato ficcanaso, che scopre i fatti più spesso sbattendoci col muso, i morti non sono meri antefatti e la corsa verso la fine è esattamente questo, una discesa rutilante all’inferno.

Ma anche Sherlock Holmes, si sa, aveva il suo bel vizietto che Watson non mancava elegantemente di biasimargli: un neo, invero bianco come la neve, che nelle intenzioni del suo creatore forse valeva da monito o allusione all’imperfezione umana, forse da presagio per il secolo a venire, un Novecento in cui le nuove leve del crimine avrebbero eretto giustappunto sugli stupefacenti il loro impero. Su quest’altro aspetto, che si analizzerà in seguito, può grossomodo orientarsi la definizione anglosassone di crime novel, la cui materia peculiare, il cui oggetto sono appunto il crimine e il criminale. Infine va detto che questa considerazione sul tipo di investigatore (il sopraffino analista del giallo Holmes – raffinato e presuntuoso – ovvero il duro alla Sam Spade – burbero ma più umano) può servire a chiarire che elencare modelli ha solo una valenza esemplificativa, perché come centinaia possono essere i soggetti eletti a protagonisti dei romanzi, tanto varie possono essere le loro caratteristiche, e dunque – estendendo il ragionamento – anche le situazioni, i contesti, gli stili, i presupposti, le scelte etiche dell’autore, ecc. E dunque non esiste un solo noir, o il thriller piuttosto che il giallo, oppure ancora la spy story dai confini certi. Ci sono invece modelli di massima, punti di riferimento, elementi tipici che vanno analizzati di volta in volta. Non quindi uno o più generi, bensì un insieme di sottogeneri tanto più variegati quanto più si evolve l’interesse verso tale tipo di narrativa (e narrazione: anche cinematografica, a questo punto), sottogeneri accomunati tra loro da questo o quel fattore (intreccio, personaggi, luoghi, ambiente sociale) e dall’unico obiettivo di scendere nelle profondità del cuore umano.

Ed ecco dunque il fiorire di un nuovo tipo di letteratura criminale, che a mio avviso rappresenta il filone dominante. Ancora una volta, massima cautela con le definizioni: perché non è solo con una definizione che si spiega se un romanzo è noir e il perché del suo eventuale successo. Questo aspetto è a posteriori il modo migliore per individuare il concetto base delle tendenze editoriali degli ultimi anni: il noir va di moda, vende tantissimo. Gli autori prolificano, il pubblico si orienta verso il genere. Il noir è un contenitore, un calderone di scritture eterogenee accomunate da questa tensione. Raccontare il male e raggiungere quanti più lettori possibili. Giancarlo De Cataldo, in un recente articolo apparso sul neonato – neanche a farlo apposta – magazine intitolato Noir, chiarisce perfettamente che il successo di tutto ciò che viene definito noir, a prescindere dal suo intrinseco valore letterario, nasce da una ripristinata sintonia tra scrittore e pubblico, perché restaura antiche (ci risiamo con la tragedia) e incancellabili assonanze. Il male è antico quanto l’uomo, quanto è atavica e recondita in ognuno di noi la percezione della morte e dell’omicidio. Chi non ha mai pensato di ammazzare qualcuno di sgradito, un rivale, una persona odiosa? Chi non ha mai indagato con paura le proprie paure, nascoste negli angoli remoti della mente?

Non mi pare che ci sia molto da aggiungere se non l’iniziare a dire che è lo stesso De Cataldo, magistrato d’assise a Roma (sul ruolo dei giudici all’interno della letteratura criminale contemporanea andrebbe scritto qualcosa a latere), una delle voci più importanti nella produzione italica. Di Romanzo Criminale, vera Bibbia epica del crimine e della strada, noir crepuscolare e di una forza corale con pochi paragoni, tanto s’è già detto e scritto. È invece ri-uscito da pochi giorni, sempre per Einaudi, uno dei primi lavori dello scrittore tarantino, Nero come il cuore, nel cui titolo apparentemente banale si nasconde in realtà una dichiarazione poetica ante litteram e estranea ai tempi sospetti. Sospetta, semmai, è la necessità di ripubblicare un’opera a 17 anni di distanza, benché riveduta e aggiornata (nelle intenzioni di De Cataldo, la riedizione corretta rappresenta una revisione in senso ottimista dei temi trattati, immigrazione e conflitto di classe tra patriziato romano e nuovi plebei di colore): ma va concesso all’autore almeno il beneficio del dubbio, posto che la storia dell’avvocato Bruio è certamente scorrevole e ha il pregio minimo di costruire un abbozzo della Roma in cui poi verranno narrate le scorribande della Banda della Magliana.

Tra i magistri, ritorna nelle librerie Valerio Evangelisti con Il collare di fuoco, a circa un anno di distanza dall’altra Bibbia Noi saremo tutto. Entrambi voluminosi romanzi storici ed entrambi basati su ricostruzioni reali del contesto storico e politico, mentre Noi saremo tutto narra le vicende di un gangster e delle rivolte sindacali negli Stati Uniti della prima metà del Novecento, con l’ultimo lavoro l’autore fa un passo indietro e uno in basso, spostandosi – anzi tornando – nel Messico dell’Ottocento, lo stesso Messico che diede i natali al pistolero-stregone Pantera e che ora – il cerchio si chiude – costituisce il buen retiro di Evangelisti. Il Collare del titolo è la fascia di terra confinante tra Messico e States, ma soprattutto la simbolizzazione del violento conflitto tra i due stati, entrambi alle prese con la formazione della rispettiva identità nazionale: il racconto comprende trent’anni (fino al 1890) di lotte, rivolte, deportazioni e stragi, passando per la dittatura di Porfirio Diaz e per l’industrializzazione forzata della nazione, il tutto visto dall’angolazione fosca e grigia delle conseguenze nefaste di tale processo (eccolo, il noir), ma visto soprattutto (ed ecco il paradigma stilistico di Evangelisti delineato nel precedente romanzo) non con gli occhi o la voce di un solo protagonista, bensì di un’intera schiera di personaggi, ovvero di singoli esponenti di tutte le classi sociali. È, se vogliamo, una forma di romanzo assoluto, completo, pluri-intrecciato: un’epopea di uomini e donne inconsapevoli di fare la storia.

Evangelisti si pone dunque come modello di autore piuttosto che come portatore di un singolo genere. Anzi in lui la nozione di genere è quanto mai ristretta, dal momento che si è confrontato, con successo, dapprima con la fantascienza, poi con il fantasy storico, poi ancora con il noir e il new weird, confondendo generi e stili ma rendendosi sempre riconoscibile per la qualità della sua scrittura, per la accuratezza e fedeltà delle ricostruzioni storiche, per la capacità di non tralasciare mai – nei suoi personaggi – una analisi interiore tanto profonda quanto, il più delle volte, agghiacciante.

Con riguardo al new weird, va detto che si tratta di un filone recente, che scorrazza tra fantasy, fantascienza e horror, e il cui obiettivo (o il cui presupposto) è la necessità di sconfinare tra i generi, di porsi in senso volontariamente trasversale, in modo da dimostrare la sostanziale invalidità – o perlomeno inefficacia – delle distinzioni tradizionali, obiettando ai detrattori che anche altre nuove correnti, come il cyberpunk, si sono imposte a livello primario nella letteratura contemporanea.

Una menzione particolare va fatta all’ultimo romanzo di Tommaso Pincio, La ragazza che non era lei, che con il noir c’entra (apparentemente) ben poco, se non fosse per quell’atmosfera ai margini dell’incubo, fatta di polvere e di non-luoghi, una Waste Land acida e sballata. E pur restando estraneo al genere, il romanzo di Pincio condivide con il noir la costruzione di un meccanismo letterario fatto di scatole cinesi, o di matrioske qui psichedeliche, portandoci mano nella mano verso un destino di dissoluzione, attraverso fasi successive di suggestione e distruzione delle immagini e della realtà.

Ancora. Esce nelle sale cinematografiche La cura del gorilla, il film tratto dal primo romanzo della serie di Sandrone Dazieri dedicata al personaggio del gorilla, alter ego sofferente di doppia personalità (ovvero schizofrenia) e di una non invidiabile capacità nell’invischiarsi dentro storie tanto assurde quanto violente e scomposte. Contemporaneamente al debutto cinematografico, Dazieri pubblica il quarto romanzo del suo investigatore, Il karma del gorilla, ben conscio che – al di là della buona qualità della sua scrittura – insistere troppo sul personaggio e la sua fortuna tra i lettori può comportare un certo rischio in termini di qualità narrativa, novità e fantasia. Ma benché nella scena milanese non manchino scrittori-protagonisti istrionici, quali il vecchio Pinketts e il suo eterno Lazzaro Santandrea, altrettanto vero è che non manca una scrittura più impegnata, anche in termini stilistici, o comunque divergente dalla vena grottesco-picaresca di Pinketts e, in misura minore, dello stesso Dazieri (nel tempo libero responsabile editoriale del giallo Mondadori). In questo secondo ambito rientra, ad esempio, Nicoletta Vallorani, che nell’ultimo lavoro Visto dal cielo (Einaudi 2004) ha costruito una ghost story tragica e buffa allo stesso tempo, se si considerano le tematiche affrontate e il modo di affrontarle dei suoi improbabili personaggi: la periferia milanese, Genova, il G8 (leit motiv di buona parte degli autori della scena), gli omicidi di ragazzini, le scuole occupate, ecc., in un calderone lirico ma singhiozzante di avventure strampalate e sfortunatissime. Vanno segnalati anche, ma su strade e secondo tipologie di noir ben diverse e differenti anche tra loro, gli ultimi romanzi di Stefano Tura e Gianni Biondillo: del primo è Arriveranno i fiori del sangue (Mondadori), ambientato nel Kosovo della “missione di pace”; di Biondillo è Con la morte nel cuore (Guanda), che si muove in una periferia milanese tutt’altro che rassicurante.

Per autori che si cimentano col genere criminale, ve ne sono altri che da esso scappano. Così sembra essere per Simona Vinci, che dopo quattro romanzi con bambini e adolescenti dalla sensualità nera per protagonisti passa decisamente ad altro: un racconto di adulti, l’educazione sentimentale di una donna che scopre e narra l'amore, a partire da uno specchio in cui vede il riflesso nudo di se stessa, camera 411 di un albergo nel centro di Roma. La Vinci, tenendo sempre presente l’oggetto principale della sua scrittura – ovvero l’ossessione amorosa e la centralità del corpo – trasloca dunque da un filone ad un altro

                                                                                                                                                                                V.L.

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Oltre il limitone –lab

comitato per un festival nell’alto salento

e L’Alter Ego letteratura

                                               rivista on-line e cartacea

 

presentano:

 GOMORRA. PER UNA LETTERATURA DAL SUD

                    A cura di Paolo Antonucci ed Angelo Petrelli

 

 INCONTRI CON ROBERTO SAVIANO, MARIO DESIATI E OSVALDO CAPRARO

In collaborazione

con

Libreria Apuliae –Lecce

Libreiria Camera a Sud –Brindisi

e

Libreria Agorà –Manduria (TA)

 

 

                                                         

14/9/2006

Libreria Camera a Sud – Brindisi

 

Affinità della Storia e difformità delle storie:

Puglia e Campania in due scrittori che le raccontano.

 

Presentazione di: Gomorra, Roberto Saviano,

Mondadori 2006 (Premio Viareggio Repaci – 2006)

 

e colloquio dell’autore con Osvaldo Capraro

(Né padri né figli, ed. e/o, 2006, Premio Città di Bari 2006)

 

 

Ore 20:00

Brindisi -Camera A Sud Snc

Largo Otranto

 

 

15/9/2006

Libreria Apuliae -Lecce

 

Presentazione di: Gomorra, Roberto Saviano,

Mondadori 2006 (Premio Viareggio Repaci – 2006)

 

L’autore colloquierà con Angelo Petrelli e Mario Desiati

Ore 20:00

Libreria Apuliae -Lecce

Via C. Battisti, 1

 

16/09/2006

Libreria Agora’ – Manduria(Ta)

 

L’impegno e la letteratura nel mondo del precariato.

 

Presentazione di: Vita precaria e amore eterno, Mario Desiati

 Mondadori. 2006.

 

Introduzione a cura di  Angelo Petrelli e Paolo Antonucci

                  

Ore 20:00

Manduria (TA) -Libreria Agora’

Vico del Calvario, 1

 

 

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