I DIALOGHI SUL GRILLO PARLATORE
Tutto ciò che è presente in questo scritto si riferisce ad anonimi (sostantivo) personaggi immaginari, come del resto il Grillo Parlatore e il suo impero a valle, soggetti e luoghi ed istituzioni che dunque non esistono nel mondo reale che sono, appunto, virtuali, e che considero inesistenti. Questo scritto non è assolutamente polemico. Questo scritto è una Prosa Narrativa frutto della personale immaginazione dell’autore. I fatti sono dunque immaginari. La comunità a cui si riferisce il racconto è anch’essa immaginaria. Anche i dialoghi sono mera finzione letteraria.
“Mi sono sempre chiesto se sia meglio l’essere osannati da un branco di mentecatti o l’essere una completa nullità: sia nel primo che nel secondo caso stiamo parlando del Grillo.” Affermò AP iniziando la sua discesa dalla cima del monte, verso l’impero dei demagoghi, in fondo alla valle.
“A quanto pare gli astanti a questa discussione, - proseguì - tutti coloro che intervengono (anch’essi anonimi di fatto e di dicitura) figli di uno stato psicologico dimesso, vantano assiologici la grandezza democratica, l’intelligenza del loro boss delle libertà medianiche, e, non a caso, sono sodali pedestri dell’anonimo Grillo Parlatore.”
“Vede, anonimo commentatore firmato delle 18:30, - aggiunse AP facendo mente locale - ciò che vale la democrazia ce lo dirà colui che ne ha fatto il miglior uso, e non certo uno degli internatici digitatori di zozze tastiere che seguono il meschino blog dell’immaginifico G!”
“Quindi, democrazia dicevamo – riprese AP nella sua evocazione, poco dopo – ma il Grillo, ahimè, non è assolutamente democratico! Ora, dimostrare che questi interventi (quelli presenti sul blog) non siano figli dello stesso Grillo è impossibile (a meno di non aver accesso al contatore del server che fornisce il servizio), ma è pur vero, testimoni alla mano che, viceversa, i commenti poco lusinghieri o critici all’operato dell’ortottero sul blog non vengono mai pubblicati: insomma, anonimo, e, mi ripeto, tutt’altro che democratico, visto che nega il diritto di parola ai dissidenti, quella facoltà che persino gli elleni riconoscevano come fondamentale (quei razzisti dei elleni, per capirci), e non dico il modernissimo occidente per principianti, parresía che il Grillo dispensa a suo piacimento, quando è conveniente, per quanto professi il contrario al riguardo con colpevole ripetitività.”
E così andò avanti, passeggiando per viottoli in discesa, fermandosi di tanto in tanto tra un arbusto e l’altro per pisciare – “Il Grillo e i suoi cittadini vivono da soli. Per questo scrivo dal mio blog posto sul monte, per capirci, per avere voce e spazio, per poter in coscienza e in libertà raccontare questo mondo immaginario et orribile che vedo dall’alto verso il basso, questo mondo di bassezze!”
“È questa la vera domanda (anche se retorica) che vorrei porle Maestro G - disse AP prendendo un appunto sulla pergamena che portava con sé –
"Grillo che gronda dell’unguento della tolleranza e della simpatia e della giustizia, si è mai chiesto se ha il diritto di perpetrare il suo operato in questa truffa? Questo suo anonimato in un’azione reale spoglia la realtà del suo valore” disse AP lanciando via il documento e scendendo sempre più dal monte, ormai a poche centinaia di metri dalla valle.
“Il coraggio – proseguì – (quello di avere un nome e un’identità pubblica) distingue di fronte alla realtà (ed una società) i vincenti dai vinti. Di fronte alla realtà Lei è un vile, perciò si rifugia nel suo blog, chiuso, fatto delle sue regole grillocentriche, dove manca persino l’aria per ossigenare il sangue che affluisce al cervello, stalla del fetido, fetida anche più dei biscotti che offre ai suoi lettori! In quanto anonimo Lei non dovrebbe avere il diritto di parlare (e scrivere), Lei e non gli altri ai quali censura i commenti, perché Lei interviene su questioni che riguardano una comunità di individui che esistono e che hanno un nome e cognome, Lei come tutti coloro che non si accollano la responsabilità di ciò che scrivono e dicono, anonimi ed insignificanti. Le risposte che ha dato, Grillo, non valgono niente, bene la rappresentano. Ma capisco anche che Lei è abituato ad interagire con i rappresentati del suo partito immaginario, di conseguenza perché mai cambiare atteggiamento, a cosa le serve una critica?!”
Seguendo l’andante della trasmissione di un noto comico televisivo e di uno dei suoi sketch (programma trasmesso anche sul monte): Stronzata o Cazzata? AP riprese la loro fabulosa intervista di qualche secolo prima collegandosi telepaticamente con l’immenso cervellone elettromagnetico- interatico- ieratico e stipsico del Grillo Parlatore così interrompendo il suo monologo per un ben più sano dialogo con la valle metafisica.
AP allora disse - “Per prima cosa volevo chiederle il motivo per il quale ha deciso di aprire un blog”
Rispose il Grillo Parlatore: “Vede…il blog rappresenta l’attuale frontiera della comunicazione: l’informazione a cura degli stessi utenti. Mi permetta un’analogia: se si mischiano 2 o 3 colori ciò che si ottiene sarà sempre un colore. Se si uniscono tanti colori, si ottiene invece il bianco. Nello stesso modo, il blog è il contenitore in cui più menti collaborano criticamente al fine di rendere le notizie quanto più imparziali e complete possibili. Il pericolo di diffondere false notizie è, quindi, ridotto proprio dallo sguardo democratico di tutti coloro che ne fanno uso. Ne sono esempi alcuni post, in cui delle informazioni un po’ superficiali sono state subito segnalate e approfondite. Perchè [sik*] poi un blog su Arnesano? Ho voluto dare spazio a tutti i concittadini che vogliono far sentire la propria opinione su tanti temi attuali e non estranei al nostro paese. E’[sik**] vero: saranno pure argomenti standardizzati, ma preoccuparsi della propria salute, salvaguardare l’ambiente che ci circonda, dissentire sulle gestione dei soldi pubblici sono problematiche per le quali è bene non tacere ed è auspicabile la viva partecipazione di tutti e con ogni mezzo, anche un semplice blog. A riprova di ciò, forse saprà come alcune iniziative o alcune piccole denuncie siano partite proprio da queste NOSTRE pagine web”. AP disse al dunque, quasi commosso: “Stronzata o Cazzata?” […] se si mischiano 2 o 3 colori ciò che si ottiene sarà sempre un colore. Se si uniscono tanti colori, si ottiene invece il bianco. Nello stesso modo, il blog è il contenitore in cui più menti collaborano criticamente al fine di rendere le notizie quanto più imparziali e complete possibili.[…] ripeté allora corrucciato G. Allora AP vedendolo offeso, disse: “Brillante! Lei sì che è un superbo animale della comunicazione! Quindi le chiedo ancóra, - aggiunse - Stronzata o Cazzata?”
E così AP proseguendo - “Grillo non pensa sia troppo facile, diciamo poco coraggioso, gestire un blog sotto l’egida dell’anonimato?…Un po’ da furbi?”
Rispose il Grillo Parlatore: “Sulla vicenda ho più volte discusso ma non mi pesa ripetermi. La novità nelle piccole comunità è spesso vista con diffidenza, soprattutto quando si decide di dar voce alle denuncie dei cittadini. Il “fine giustifica il mezzo” e un moderatore anonimo è un interlocutore senza colore, senza schieramento, libero da ogni vincolo ed etichetta, con cui tutti possono interagire senza remore e preconcetti, come evidenziano i tanti contributi ricevuti “multi partisan”. “Sì, certo… - chiese nuovamente AP - Stronzata o Cazzata? Lei è veramente convinto di essere “libero”? Lo sa sordido Grillo che “il fine giustifica i mezzi (il mezzo)” è un motto per gesuiti assassini?!” “Lei è un gesuita?” - chiese AP – e il Grillo fece cenno di no. “Allora Lei è un assassino?” proseguì AP, e G fece ancóra lo stesso segno di deniego.
“[…]un interlocutore senza colore, senza schieramento, libero da ogni vincolo ed etichetta,[…]” ripeté G. ed ancóra AP gli chiese: Cazzata o Stronzata? “[…]con cui tutti possono interagire senza remore e preconcetti, come evidenziano i tanti contributi ricevuti multi partisan”. “Cazzata o Stronzata?” Questo ottenne G per ennesima volta, G che si offese tanto da minacciare AP con un bastone che aveva tirato fuori dal proprio ano (sfintere anch'esso metafisico).
“Quindi, mi chiedo, - disse AP, dopo aver disarmato telepaticamente il Grillo – chi siete Voi: Grillo Parlatore o Pidocchio (quello che mente sempre)?! O forse credete di essere il sommo Platone nella caverna..?!”
“E voi, poi, pecoroni – AP disse voltandosi e guardando sempre più in basso verso la soglia dell’infimo, dopo aver lanciato via la verga maleodorante, quasi oltre la valle, oltre, più in basso che mai verso i pecoroni – , (voi assillanti anonimi che commentate sul blog): quello che il Grillo non ha la vergogna di raccontarvi, creduloni, siete così mutevoli, eccitabili, ma anche così monotoni, commedianti; avete qualche motivo di troppo per farvi prendere in giro da chicchessia, troppe frustrazioni, troppe convinzioni, sareste degli ottimi idioti da stadio!Un’esilarante povertà di istinto vi porta a partecipare al banchetto delle carogne messo su dal vostro caro ortottero, immersi in questa truffa morale e demagogica non sapete che battere le mani, e sollazzarvi nello sfruttare gratuitamente il collegamento internet dai vostri uffici da sottoposti subalterni in parte parastati e paraplegici. Queruli principianti, salàci accattoni, siete meno del Grillo, compassionevoli! Vi dico: ho l’impressione che non vi vogliate bene, se solo aveste la dignità di avere un nome, anche voi, o almeno di stare zitti, o di praticare su voi stessi una qualche forma di eutanasia!” concluse per un attimo AP.
“Su una cosa però Lei ha ragione Grillo sordidus, - riprese AP accarezzandosi la barba - gliene do merito: le ho fatto pubblicità G, prima maneggiava trenta contatti, ora ne possiede quasi settanta giornalieri; sarà eccitato, immagino, nella sua caverna ben temperata per tutta questa abbondanza. Nemmeno la vanità le fa fede, insetto fondatore della libertà della valle!”
Mi chiedo – disse Ap ripresa la sua discesa: “ Quanta cattività le servirà per andare avanti d’ora in poi, quanto piacere proverà nel sapere che la falsità ha avuto ragione su delle labili menti in metastasi? Che l’imbecillità di coloro che la eleggono è sua stessa imbecillità? In definitiva, Grillo, lei è un ottimo rappresentante, il migliore, farà strada lei, simpatetico piccolo Abramo!”
E così concluse, oramai a valle, quasi stremato dal lungo cammino: “Io la conosco Grillo, ed è giusto che le sia permesso di strisciare, demagogicamente libero, vada, vada! Strisci pure, è tutta sua questa terra senza speranza che qualcuno scrisse desolata.”
AP scomparve nella nebbia della valle, in silenzio, e non si seppe più niente di lui. Nessuno dall’alto venne a cercarlo.
ANGELO PETRELLI
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note
* (perchè) refuso presente nell’originale immaginario nella mente del Grillo
** (E’) refuso presente nell’originale.
Tratto da
“I trofei della città di Guisnes”
di Antonio Verri
edizione a cura di Mario Desiati e Mauro F.Minervino
(Abramo, Le onde, giugno 2oo5, 15 euro)
Capitolo 22
Il guardone fissava il testo, quanto mai stupefatto, meravigliato; era lì davanti l'intero uovo, gli accadeva addirittura di notarne le contrazioni, e poi, ma a questo non trovava ragione, gli accadeva persino di vedere se stesso nell'uovo, e rane che a volte Il recinto non riusciva a contenere.
Allora. L'uovo intero era là, nel rosso, ed era nato da un immensa nube. Lui era nell'uovo, lo vedeva perfettamente, mentre cercava di radunare le rane. le rane poi ... Erano nate da una contrazione dell'uovo, da scuotimento, e adesso più che guizzare ... ma sempre più piano, e certo non impazzavano ...
Vedeva l'intero uovo, vedeva se stesso nell'uovo, poi l'uovo che per scuotimento e contrazione provocava le rane. Insomma, dal grande botto ad oggi, nient'altro che questo: le rane in marcia, in fila, dio santo, seguendo il passo.
Ne è passato di tempo. Sono ridicole, tanto tempo è ormai passato, sono solo giovani parole. Il narratore che si ostina, dice: le mie ballerine, si, le mie stupide birbe. Si organizzano, s'intendono, si dividono, complottano, cercano famiglia, gridano, fischiano a chi di loro non regge ... Sanno calpestare così bene il terreno, si schierano, sono pronte per marciare verso il declaro, verso lo stupito scrivitore. Non c'è fra loro chi non ami la fila, chi in silenzio non seguiti al passo.
Assecondano, si sostentano, sono sollecitate, pronte a registrare, svolgono, rotolano, è incredibile ... E se si denudassero, se rivelassero inconcludenze, se si rivoltassero contro il libro ... ? Il guardone soffoca nei libri, spesso le rane gli arrivano in gola, facilmente lo superano.
Bla bla bla le rane magari alleate agli ostinati declami supereranno forse lo stesso narratore. Non si sa come ma *i narratore si troverà a ballare sulle loro lingue larghe, non sfuggirà ... Nell'uovo si muovono così bene con quelle loro strane dita, e poi saltare il recinto, figurarsi, gracchiare gracchiare deglutire, sono così stupide, così irritanti ...
Il narratore continua, cesella, fonde, lega, slega, squaterna, è appeso al suo declaro, ma non crede al suo testo. Adesso non più. Non riesce a capire, vorrebbe lasciar lì, non gli riesce di ridicolizzare, si sgomenta, non gli riesce di ridere su questa truppa così idiota ...
Un tempo cercavano forma, le ballerine le chiamavano, oggi incredibilmente già adulte, in lesto evolversi. Domani scoppieranno. Il narratore, che adesso insegue il suo magone, ha sempre amato le grandi iterazioni, gott, i grandi cicli . . .
Antonio Verri 1987
Testo estratto da La possibilità di un’isola
romanzo di Michel Houellebecq ( ROMANZO BOMPIANI 2005 )
[…] L'unica cosa che faticavo a spiegarmi era la sorta di imbarazzo che provava Esther quando le telefonava la sorella e io mi trovavo con lei in una camera d'albergo. Pensandoci, mi resi conto che se avevo incontrato alcuni suoi amici (omosessuali essenzialmente), non avevo mai incontrato sua sorella, con cui in fondo viveva. Dopo un attimo di esitazione, mi confessò di non averle mai parlato della nostra relazione; ogni volta che ci si vedeva, sosteneva di essere con un'amica o con un altro ragazzo. Le chiesi perché: non aveva mai realmente riflettuto sulla faccenda; sentiva che la sorella sarebbe rimasta scioccata, ma non aveva cercato di approfondire. Non era certamente il contenuto delle mie produzioni, show o film, che poteva disturbarla. Alla morte di Franco era un'adolescente, aveva partecipato attivamente alla movida che era seguita, e condotto una vita piuttosto sfrenata. Tutte le droghe avevano diritto di cittadinanza da lei, dalla cocaina all'LSD, passando per i funghi allucinogeni, la marijuana e l'ecstasy. Quando Esther aveva cinque anni, sua sorella viveva con due uomini, anche loro bisessuali; tutt'e tre scopavano nello stesso letto, e andavano a darle la buonanotte insieme, prima che si addormentasse. In seguito, aveva vissuto con una donna, senza smettere di ricevere numerosi amanti, aveva organizzato a più riprese serate piuttosto calde nell'appartamento. Esther passava a salutare tutti prima di ritirarsi in camera sua a leggere gli album di Tintin. C'erano comunque alcuni limiti, e sua sorella una volta aveva buttato fuori senza tanti riguardi un invitato
che aveva osato accarezzare con troppa insistenza la ragazzina, minacciando addirittura di chiamare la polizia. "Fra adulti liberi e consenzienti ", era questo il limite, e l'età adulta cominciava con la pubertà, tutto ciò era perfettamente chiaro, vedevo benissimo di che genere di donna si trattava, e in materia artistica era certo fautrice di una libertà di espressione totale. Come giornalista di sinistra, doveva rispettare la grana, il dinero, insomma non vedevo che cosa potesse rimproverarmi. Doveva esserci altro, di più segreto, di meno confessabile, e per vederci chiaro finii col porre direttamente la domanda a Esther.
Mi rispose dopo qualche minuto di riflessione, in tono pensieroso: "Penso che ti troverebbe troppo vecchio..." Sì, era questo, ne fui convinto non appena lo disse, e la rivelazione non mi causò alcuna sorpresa, fu come l'eco di un colpo sordo, atteso. La differenza di età era l'ultimo tabù, l'ultimo limite, tanto più forte dato che restava l'ultimo e aveva rimpiazzato tutti gli altri. Nel mondo moderno si poteva essere scambisti, bisex, trans, zoofili, SM, ma era vietato essere vecchi. "Troverebbe malsano, anormale che io non stia con un ragazzo della mia età..." prosegui con rassegnazione. Ebbene si, ero un uomo senescente, avevo quella disgrazia, per riprendere il termine usato da Coetzee (mi sembrava perfetto, non ne vedevo alcun altro), e quella libertà di costumi cosi incantevole, così fresca e così seducente negli adolescenti non poteva divenire in me che l'insistenza ripugnante di un vecchio porco che rifiuta di passare la mano. Ciò che avrebbe pensato sua sorella, quasi tutti lo avrebbero pensato al posto suo, non c'era alcuna via d'uscita ‑ a meno di essere un commerciante cinese.
Quella volta avevo deciso di restare a Madrid tutta la settimana, e due giorni dopo ebbi una piccola disputa con Esther a proposito di Ken Park, l'ultimo film di Larry Clark, che lei aveva voluto andare a vedere. Avevo detestato Kids, detestai ancor di più Ken Park, trovai particolarmente insopportabile la scena in cui quella sporca carogna picchia i nonni, quel regista mi disgustava al massimo grado, e fu probabilmente quel disgusto sincero a impedirmi di stare zitto, quando sospettavo che a Esther piacesse per abitudine, per conformismo, perché di solito era cool approvare la rappresentazione della violenza nelle arti, che le piacesse insomma senza vero discernimento, come le piaceva per esempio Michael Haneke, senza nemmeno rendersi conto che il senso dei film di Michael Haneke, doloroso e morale, era agli antipodi di quello di Larry Clark. Sapevo che avrei fatto meglio a tacere, che l'abbandono del mio abituale personaggio comico poteva attirarmi soltanto delle noie, ma non ce la facevo, il demone della perversità era più forte. Ci trovavamo in un bar strano, molto kitsch, con specchi e dorature, pieno di omosessuali scatenati che si inculavano senza ritegno in backrooms adiacenti, ma aperto a tutti; gruppi di ragazzi e ragazze bevevano tranquillamente CocaCola ai tavoli vicini. Mandando giù d'un fiato la mia tequila gelata, le spiegai che avevo costruito l'insieme della mia carriera e della mia ricchezza sullo sfruttamento commerciale dei cattivi istinti, sull'attrazione assurda dell'Occidente per il cinismo e per il male, e che nessuno meglio di me era in grado di affermare che fra tutti i commercianti del male Larry Clark era uno dei più comuni, uno dei più volgari, semplicemente perché si schierava senza ritegno a favore dei giovani contro i vecchi, perché tutti i suoi film erano un incitamento ai figli a comportarsi nei confronti dei genitori senza la minima umanità, senza la minima pietà, e perché ciò non aveva nulla di nuovo né di originale, era la stessa cosa in tutti i settori culturali da una cinquantina d'anni, e tale tendenza pseudoculturale celava in realtà soltanto il desiderio di un ritorno allo stato primitivo in cui i giovani si sbarazzavano dei vecchi senza riguardi, senza reazioni affettive, semplicemente perché costoro erano troppo deboli per difendersi, essa non era dunque che un riflusso brutale, tipico della modernità, verso uno stadio anteriore a ogni civiltà, poiché ogni civiltà poteva giudicarsi in base alla sorte che riservava ai più deboli, a coloro che non erano più né produttivi né desiderabili, insomma Larry Clark e il suo abietto complice Harmony Korine non erano che due degli esemplari più penosi ‑ e artisticamente più miserabili ‑ di quella feccia nietzschiana che proliferava nel campo culturale da troppo tempo, e non potevano in alcun modo essere messi sullo stesso piano di persone come Michael Haneke, o come me per esempio che avevo sempre fatto in modo di introdurre una certa forma di dubbio, d'incertezza, di malessere nei miei spettacoli globalmente ripugnanti ‑ com'ero il primo a riconoscere. Esther mi ascoltava con aria sconsolata. ma con molta attenzione, non aveva ancora toccato la sua Fanta.
Il vantaggio di tenere un discorso morale è che questo tipo di discorso è stato sottoposto a una censura così forte, così a lungo, che provoca un effetto d'incongruità, e attira subito l'attenzione dell'interlocutore; l'inconveniente è che questi non riesce mai a prendervi completamente sul serio. L'espressione seria e attenta di Esther mi sconcertò un attimo, ma ordinai un altro bicchiere di tequila e continuai, prendendo coscienza che mi eccitavo artificialmente, che la mia stessa sincerità aveva qualcosa di falso: oltre al fatto patente che Larry Clark era solo un piccolo mestierante senza levatura e che citarlo nella stessa frase con Nietzsche aveva già di per sé qualcosa di ridicolo, sentivo in fondo che me ne fregavo abbastanza di quegli argomenti come della fame nel mondo, dei diritti dell'uomo o di qualsiasi cazzata del genere. Continuai però, con crescente acrimonia, trascinato dalla strana commistione di cattiveria e di masochismo che speravo forse mi portasse alla rovina dopo avermi fruttato notorietà e ricchezza. Non solo i vecchi non avevano più il diritto di scopare ‑ ripresi con ferocia ‑, ma non avevano più il diritto di rivoltarsi contro un mondo che pure li schiacciava senza ritegno, ne faceva la preda indifesa della violenza dei delinquenti giovanili prima di parcheggiarli in istituti ignobili in cui venivano umiliati e maltrattati da infermieri deficienti, e malgrado tutto ciò la rivolta era loro vietata, anche la rivolta ‑ come la sessualità, come il piacere, come l'amore sembrava riservata ai giovani, sembrava non avere alcuna giustificazione possibile al di fuori di loro, ogni causa incapace di suscitare l'interesse dei giovani era screditata in anticipo, i vecchi venivano trattati in tutto e per tutto come meri rifiuti cui non si concedeva altro che una miserabile sopravvivenza, condizionale e sempre più strettamente limitata.[…]
DANIEL1,15
MICHEL HOUELLEBECQ





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