De.licio.us Dada

ancora su La carne muore

07/01/2006 12:35

by angelopetrelli

tratto da “IL MONDO E’ BELLO PERCHE’ E’ VARIO

da L’ALTER EGO 05

Andrea Aufieri su La carne muore

romanzo di Rossano Astremo, 2004 scaricabile su “musicaos.it”

 

volemose bene

L’esperienza reale, non tanto singolare, di questo romanzo del/sul sud ne rafforza il significato.

E’ davvero difficile acquisire credibilità fuori dal circuito/reame dorato del nord, soprattutto se si percorrono vie alternative, underground e “maledette “. Se, cioè, il dissenso parte da chi ne ha ben donde, esponente di un “sottoproletariato urbano” (come lo stesso Astremo categorizza) che desideri far sentire la sua voce non potendo per questo impiegare risorse per richieste esose, motivate, chissà, dal fastidio che le pagine di questo romanzo provocano ai benpensanti.

Così, anche se forzato, è comunque significativo che questo tipo di testo sia diffuso in rete, scavalcando a piè pari ogni logica di profitto che strettamente si leghi alla vendita di un libro.

Il giovane autore salentino ci chiede di riflettere se sia possibile fare e vivere della cultura che si propone in Puglia.

Direi che la vicenda stessa della pubblicazione basterebbe a risponderci, ma la realtà che Astremo ci riporta va ben oltre. Si potrebbe desumere che l’élite culturale leccese imponga un certo “apartheid”, anche involontariamente imposto da chi la credibilità l’ha conquistata in (in questo modo s’intende la sarcastica figura di Diodato Valle), ma, ancora, quanto sono state utili quelle figure che hanno raccolto i frutti del loro talento al nord, tornando poi incoronati di lauro qui al sud? Hanno trovato concretezza i loro vagheggiamenti sulla costituzione d’un utopico “polo alternativo”, se la smentita è rappresentata proprio dal loro peregrinare? Il perpetuarsi di tale stereotipo testimonia la scarsa convinzione con la quale quei progetti vengono portati avanti. Scarsità di risorse umane ed economiche, assenza di volontà politica. E’ evidente che Astremo, empiricamente, conosce il più fragile dei nervi dolenti della cultura meridiana e vi picchia con veemenza.

La questione viene supportata da una forte tensione narrativa procurata da uno stile lucido, anche nell’esplorare la disperante alienazione cui l’autore di ieri come quello attuale sono relegati.

Così le vicende di Vittore e quelle del suo riscopritore Leo Monsanto, non sono che tragedie umane che negano il fine salvifico molto spesso attribuito a poesia e letteratura, per il semplice fatto d’essere uomini del sud, pur andando inizialmente incontro a quella che dovrebbe essere la strada ideale. La parte migliore del romanzo è senza dubbio quella in cui il lettore Astremo condivide con il protagonista e con gli altri lettori l’intimità quasi erotica con l’imponente opera inedita di Vittore. Notevoli, inoltre,le schegge di ululante, disperata e pura poesia che Astremo/Vittore ci regala con la delicatezza di uno schiaffo lungo l’evolversi dell’intreccio.

La discesa agli inferi del protagonista e delle figure secondarie non è data da quelle che qui sono utilizzate come profezie di morte quali l’alcol, la droga, la pazzia o il dolore: egli si consuma rincorrendo la chimera d’una cultura che possa dimostrarsi “equa”, ammalandosene perché alla letteratura la vicenda narrata è indissolubilmente legata ed al rigetto verso il suo operato di quest’ultima la vita di Leo sfumerà.

Degni di nota anche i viaggi dal sapore beat per il salento a conoscere figure sommerse di un’umanità deviata ma coerente.

L’autore di Grottaglie decide poi d’impostare i pensieri dei protagonisti e gran parte delle loro vicende intorno alla dicotomia sesso/amore, con risultati a volte pruriginosi, dove però risulta evidente la linea sottile con un’altra dicotomia forte quale quella follia/morte, tutto simboleggiato dall’amplesso “epifanico” tra Roberta e Leo.

Molteplici insomma le vie che dalla “finibusterrae” sfociano nella morte piuttosto che nel mare.

Un libro da utilizzare come spunto meditativo prima ancora d’esercitarvi più o meno infondati livori.

ANDREA AUFIERI

ps. l'immagine ritrae in dettaglio l'alimento base del Sottoproletariato urbano salentino, ed è anche, probabilmente, un invito alla collaborazione tra gli uomini di buona volontà.

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