Le recensioni de L'Alter Ego 06
04/10/2006 12:28
Le recensioni de L’Alter Ego 06
“ Il male di Dario Bellezza.Vita e morte di un poeta ”,
di Maurizio Gregorini, Stampa Alternativa 2006; ‘Eretica Speciale’, 200 p., € 13
La notte tra il 30 e il 31 marzo 1996 si spegneva Dario Bellezza, assistito nelle notti piene d’angoscia degli ultimi mesi da Maurizio Gregorini, autore , regista e sceneggiatore molto noto per la causticità delle sue riflessioni critiche.
Gregorini decise di tenere un diario di quelle notti, annotando lo scempio che l’Aids faceva di un uomo e di un poeta, un provocatore sarcastico e allo stesso tempo straziato per la sua omosessualità e il suo stesso carattere.
L’esperienza venne pubblicata nel 1997 per i tipi della “Castelvecchi” dell’editore Antonio Porta, molto amico di Bellezza, e il libro andò completamente esaurito quasi subito, ma la vicinanza della scomparsa dell’artista e l’aspra polemica che seguì la sua morte indussero Gregorini ad omettere molte parti che troviamo invece in questo nuovo libro. Così come scrisse a suo tempo Enzo Paris nell’introduzione al “Castelvecchi”, la narrazione e le considerazioni dell’autore sembrano sempre impregnate di rabbia, e in un’intervista a Gregorini pubblicata quest’anno su “La Voce” se ne ha la conferma. Una rabbia che Giuseppe De Grassi su “Il Giornale del Mattino” interpreta come presa di coscienza dell’inevitabile scomparsa di un poeta, accortosi nel peggiore dei modi di non possedere la stessa virtù dei suoi versi: l’immortalità.
Pesano anche alcuni aspetti del carattere di Bellezza, come la decisione di farsi curare da una “macchina” non ben definita che lo fece soffrire in modo atroce, per l’impossibilità di farsi comprendere, e perché, infine, egli andava incontro a una morte violenta tra l’indifferenza di molti “amici”.
Superate le crude ed estenuanti quarantacinque pagine del diario, si approda alla sezione dedicata ai colloqui tra Gregorini e Bellezza nei nove anni in cui essi si sono frequentati. Emerge qui un ritratto particolareggiato di Dario, dove le ripetizioni non sono omesse «non solo perché si potesse avere la sensazione di un cammino lento, percorso su di una strada che riconduceva al punto di partenza, ma anche perché era proprio di Bellezza tornare con insistenza, quasi con enfasi – e quasi egli presagisse il destino della sua opera -sui temi a lui cari (soprattutto la convinzione di non meritare affatto l’amore): insomma una ascesa/discesa verso abissi e vette, in un altalena ininterrotta di emozioni e stati d’animo contraddittori.»
La sezione mette in risalto il rapporto di amore e odio avuto con Pier Paolo Pasolini, cui Dario dedicò “Morte di Pasolini”, enunciando la continua tensione dell’autore ligure alla ricerca del bell’assassino, di una morte letteraria.
Molto più sentite le amicizie strette con Sandro Penna e con Alberto Moravia, due dei pochi che l’autore di “Morte segreta” considerava degni di rispetto, tutto il contrario dell’amaro rapporto con Elsa Morante.
Tragico è anche il rapporto con la poesia, cui un tempo Dario affidava un potere salvifico, poi rinnegato. L’intervista coglie il momento in cui questa transizione sta accadendo:
“Non so.(...) lo sforzo di un poeta è quello di conquistarsi una identità. Le poesie per me sono come lo specchio di casa; in esse mi rifletto, ecco perché continuo a scriverle e infine a pubblicarle. Ora sono portato a interessarmi della mortalità dell’umano e all’immortalità della specie. Bisogna comprendere che la vita non ha importanza, non esiste. (...) Di vero c’è solo la letteratura, ahimè, purtroppo.(...) qualcuno da grande scrittore sa intonare il canto dell’assenza, le sue sfaccettature infinite. Io non sono in grado perché troppo doloroso cantarla stando dalla parte dell’esclusione.”
Tra i forti rimpianti di Dario v’era proprio quello di dover abbandonare la scena quando arrivava per lui la fama, quella che gli costò l’essere sbattuto in prima pagina quando si apprese del contagio, notizia che, alimentata dall’ignoranza e dalla paura, lo portò ad essere allontanato dagli amici.
La terza parte propone alcuni inediti che Bellezza regalò a Gregorini, mentre in ultimo vi sono interviste ad amici e intellettuali quali Paolo Mosca, Elio Pecora, Antonio Veneziani e Maria Luisa Spaziani.
Le interviste ci fanno comprendere perché, a dieci anni dalla morte del poeta, nessuno si è preso la briga di pubblicare l’intera sua opera nonostante il rinfocolarsi dell’interesse soprattutto dei giovani, che trovano su internet sporadici spazi a lui dedicati.
Alcuni degli intervistati dicono di preferire il Bellezza romanziere, altri il poeta, quasi tutti non si pronunciano sul suo testamento, ma sta di fatto che dai tempi di “Proclama sul fascino”, apparso postumo nel 1996 per Mondadori, si sono viste solo altre tre pubblicazioni, tra le quali spicca per coerenza e vastità “Poesie 1971-1996”, edito nel 2002 da Mondadori e curato da Elio Pecora.
Si parla di una errata gestione dei manoscritti e dattiloscritti lasciati da Dario, di incomprensioni e rancori che durano tutt’oggi, se è vero che Gregorini ha deciso di distruggere tutte le registrazioni che ha effettuato per l’ultima stesura del libro, in modo che nessuno possa più intimargli di consegnarle. Per avere un’ultima conferma del passaggio significativo di Bellezza nel panorama letterario italiano, concludo riportando il ricordo che Maria Luisa Spaziani regala ai lettori:
“Ogni tanto Pier Paolo (Pasolini, che le presentò Bellezza - ndr) era solito farmi regali simili. Mi portava delle persone; è capitato due o tre volte. Debbo dire che quando accadeva vi era sempre qualcosa di interessante da scoprire. (...) Quelli che mi presentava erano sempre ragazzi in possesso del sospetto della bellezza. E una persona che ha il sospetto della bellezza ha già in sé, nella sua anima, una luce diversa dagli altri.”




