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by angelopetrelli

GLI SPAZI IGNOTI 1.0

Selezione e introduzione ai testi

a cura di Angelo Petrelli

 

È da poco stato ripubblicato il romanzo I trofei della città di Guisnes di Antonio Verri, dalla casa editrice Abramo di Catanzaro, nella collana Le onde curata da Mario Desiati e Mauro F. Minervino. È amaramente eloquente che, al contrario, pressoché nessuno degli editori locali abbia pensato ad oggi di investire sul corpus letterario dello scrittore di Caprarica di Lecce. I trofei è con tutta probabilità il lavoro più riuscito del narratore, operatore culturale, editore, e poeta Antonio Verri; intellettuale che prematuramente scomparso a soli 44 anni, nel maggio del ’93 in un incidente stradale, ha lasciato una grande eredità morale a tutti coloro che nel Salento si avvicinano alla scrittura, o all’arte in genere. Guisnes è il luogo della contemporaneità disarmante, una delle tante possibili rappresentazioni del postmodernismo, dell’incomunicabilità che travolge l’uomo moderno. Così I trofei si configura come è un vero e proprio anti-romanzo, un poema allegorico nel quale Verri, attraverso il sapiente uso di una lingua sperimentale, iperletteraria, a metà tra prosa e poesia, racconta la storia di Stefan (nome scelto in omaggio al Dedalo di Joyce). Il protagonista è un alter ego del Verri stesso, un voyeur in perenne viaggio per un cosmo in espansione, uno scenario parallelo alla soffocante provincia che ben conosciamo. Un testo affabulante questo, introspettivo, che riesce nell’arduo compito di essere opera di denuncia, anche se in forma di canto, di lirica, di visione. La ripubblicazione de I trofei è un segno importante, una scoperta finalmente anche fuori dal nostro territorio di uno dei più originali e sfortunati autori del novecento sommerso; quel Verri che ha insegnato tanto con il suo lavoro, e che ha indicato la giusta via dell’impegno letterario nel Salento.

 

 

 

Il brano proposto a seguire è estratto da

I trofei della città di Guisnes

di Antonio Verri

a cura di Mario Desiati e Mauro F.Minervino

(Abramo, Le onde, giugno 2oo5, 15 euro)

 

capitolo 22

 

Il guardone fissava il testo, quanto mai stupefatto, meravigliato; era lì davanti l'intero uovo, gli accadeva addirittura di notarne le contrazioni, e poi, ma a questo non trovava ragione, gli accadeva persino di vedere se stesso nell'uovo, e rane che a volte Il recinto non riusciva a contenere.

Allora. L'uovo intero era là, nel rosso, ed era nato da un immensa nube. Lui era nell'uovo, lo vedeva perfettamente, mentre cercava di radunare le rane. le rane poi... Erano nate da una contrazione dell'uovo, da scuotimento, e adesso più che guizzare... ma sempre più piano, e certo non impazzavano...

Vedeva l'intero uovo, vedeva se stesso nell'uovo, poi l'uovo che per scuotimento e contrazione provocava le rane. Insomma, dal grande botto ad oggi, nient'altro che questo: le rane in marcia, in fila, dio santo, seguendo il passo.

Ne è passato di tempo. Sono ridicole, tanto tempo è ormai passato, sono solo giovani parole. Il narratore che si ostina, dice: le mie ballerine, si, le mie stupide birbe. Si organizzano, s'intendono, si dividono, complottano, cercano famiglia, gridano, fischiano a chi di loro non regge... Sanno calpestare così bene il terreno, si schierano, sono pronte per marciare verso il declaro, verso lo stupito scrivitore. Non c'è fra loro chi non ami la fila, chi in silenzio non seguiti al passo.

Assecondano, si sostentano, sono sollecitate, pronte a registrare, svolgono, rotolano, è incredibile... E se si denudassero, se rivelassero inconcludenze, se si rivoltassero contro il libro... ? Il guardone soffoca nei libri, spesso le rane gli arrivano in gola, facilmente lo superano.

Bla bla bla le rane magari alleate agli ostinati declami supereranno forse lo stesso narratore. Non si sa come ma il narratore si troverà a ballare sulle loro lingue larghe, non sfuggirà... Nell'uovo si muovono così bene con quelle loro strane dita, e poi saltare il recinto, figurarsi, gracchiare gracchiare deglutire, sono così stupide, così irritanti ...

Il narratore continua, cesella, fonde, lega, slega, squaterna, è appeso al suo declamo, ma non crede al suo testo. Adesso non più. Non riesce a capire, vorrebbe lasciar lì, non gli riesce di ridicolizzare, si sgomenta, non gli riesce di ridere su questa truppa così idiota…

Un tempo cercavano forma, le ballerine le chiamavano, oggi incredibilmente già adulte, in lesto evolversi. Domani scoppieranno. Il narratore, che adesso insegue il suo magone, ha sempre amato le grandi interazioni, gott, i grandi cicli…

 

Antonio Verri - 1987

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